T / Indice
Generale
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Talmud
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Taoismo ·
Teismo
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Tempo.
·
Teodicea
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Teofania
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Teologia
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Teonomia
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Tomismo.
·
Tonsura
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Torah
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Trento
·
Triodion
·
Trisagio U ·
Uniati.
·
Unzione.
V ·
Valdesi.
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Validità
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Vangelo
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Vecchia
ortodossia protestante.
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Verità.
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Vescovo
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Vespri
·
Via
affirmationis, negationis,
eminentiae ·
Viatico
·
Vienne.
·
Virtù
·
Visioni.
·
Volgata.
·
Voto.
Y Z ·
Zeloti.
·
Zen
________________________________________________ T
Talmud (Ebr. «
istruzione »). (inizio)
È
la raccolta delle tradizioni ebraiche che contengono la Mishnah (insegnamenti orali) e la Ghemarà (discussioni circa la Mishnah).
Ci sono due versioni: il Talmud palestinese e il Talmud babilonese più ampio.
Entrambi furono completati durante il V secolo, ma comprendono materiale che può
essere di gran lunga anteriore. Cf Mishnah; Haggadah. Taoismo (Cinese « via retta »). (inizio)
Sistema
di credenze e pratiche filosofiche e religiose che, col confucianesimo e col
buddismo, ha contribuito a formare la storia e la cultura cinese. Fu fondato da
Lao‑Tse, titolo onorifico (= « vecchio saggio ») dato a Li, un
archivista di Stato cinese che visse verso il 600 a.C., o forse anche prima. Si
ritiene che abbia scritto il Lao Teh Ching
(Cinese « sul principio primordiale del mondo e sulla sua influenza »), in
cui il Tao è visto come la via della realtà ultima, cioè come immanente nella
via dell'universo (il principio ordinatore che sta dietro a tutta la vita) e
nella via secondo cui gli esseri umani devono coordinare la loro vita in armonia
con il Tao. Contro il sistema degli sconvolgimenti sociali che accadevano al
tempo in cui la dinastia Chou era potente (circa 1127 ‑ circa 256 a.C.),
il Taoismo insegnava un'armonia che veniva raggiunta col sintonizzare i propri
atteggiamenti e comportamenti col principio primordiale. Il sistema fu
sviluppato ulteriormente da Chuang Chou (circa 369‑286 a.C.). Cf
Buddismo; Confucianesimo. Teandrico (Gr.
« divino‑umano »).
(inizio)
Aggettivo
coniato dallo Pseudo‑Dionigi l'Areopagita (circa 500) per descrivere gli
atti del Dio‑uomo Gesù Cristo. Alcuni usano il termine in senso
monofisita eo monotelita, come se Cristo avesse rispettivamente una sola natura
(quella divina) eo una sola volontà (quella divina). Però, san Massimo il
Confessore (circa 580‑662) e san Giovanni Damasceno (circa 675 ‑
circa 749) hanno usato il termine in un senso pienamente ortodosso. In e
mediante le sue due nature e le sue due volontà (che non sono né confuse né
separate), l'unica (divina) Persona di Cristo compie atti divino‑umani. Cf
Communicatio Idiomatum; Concilio di Calcedonia; Monofisismo; Monotelismo. Teismo (Gr. « Dio »).
(inizio)
Fede
in Dio trascendente e personale che crea, conserva ed interviene (per es., con
miracoli) nel nostro mondo. A differenza del panteismo, il teismo non spinge
l'immanenza divina fino al punto di identificare Dio col mondo. A differenza del
deismo, il teismo ritiene che Dio non è un semplice creatore lontano, ma, con
la sua provvidenza, con la sua rivelazione e con una grande varietà di atti
salvifici, è incessantemente impegnato nei nostri riguardi. Un platonico di
Cambridge, Ralph Cudworth (1617‑1688) è stato probabilmente quello che ha
forgiato questo termine. Immanuel Kant (1724‑1804) ha distinto chiaramente
tra teismo e deismo. Nonostante le loro grandi differenze, il cristianesimo,
l'islamismo e l'ebraismo sono classificati tutti e tre come religioni teistiche
(NA 3‑4). Cf Dio.
Teleogico.
(inizio)
Cf Argomento teleologico. Temperanza (Lat.
« moderazione »). (inizio)
Una
delle quattro virtù cardinali che ci rende capaci di moderare i nostri appetiti
e di controllare le nostre passioni. Platone (427‑347 a.C.) espresse
questa virtù con l'immagine di un carro trainato da tre stalloni che il
guidatore deve tenere a briglie strette se non vuole finire in un fossato. La
temperanza era una virtù della massima importanza per gli Stoici. Gli ultimi
libri del NT esaltano la temperanza (tradotta alle volte con « sobrietà », «
auto‑controllo », o « modestia ») specialmente (ma non esclusivamente)
tra le guide delle Chiese e le persone anziane (1 Tm 3,2; Tt 1,8; 2,2.5; cf
anche 1 Tm 2,9.15; At 26,25). Le associazioni moderne di « temperanza »,
invece di educare la gente ad un uso moderato, chiedono ai loro soci l'astinenza
totale da bevande alcooliche. Cf
Astinenza; Castità; Stoicismo; Virtù cardinali. Tempio (Il).
(inizio)
È
il santuario religioso centrale degli Ebrei, costruito in Gerusalemme, e l'unico
luogo dove si potevano offrire sacrifici (cf Dt 12,1‑31). Costruito la
prima volta durante il regno di Salomone (circa 97 ‑ circa 930 a.C.), il
Tempio fu distrutto dai Babilonesi nel 586 a.C. I profeti Aggeo e Zaccaria
incoraggiarono la costruzione del secondo Tempio (520‑515 a.C.; cf Es
3,1‑13; Ag 2,1‑9.15‑19). Dopo essere stato profanato (Ag
2,15‑19) da Antioco Epifane nel 167 a.C. (Dn 9,2‑7; 11,31; 1 Mac
1,41‑64; 2 Mac 6,1‑6), Giuda Maccabeo lo purificò e lo dedicò
nuovamente (1 Mac 4,36‑59). L'Hannukah,
una festa annuale di luci, commemora questa purificazione del Tempio. Erode il
Grande, che governò dal 37 al 4 a.C., costruì il meraviglioso terzo tempio,
distrutto dai Romani nel 70 d.C. Sulle sue rovine sorge la Moschea Al‑Aqsisa,
il « Palazzo della Roccia », dove la tradizione colloca la venuta di Abramo
per sacrificare Isacco e l'ascensione di Maometto al cielo. Per i Musulmani,
questo è il secondo posto più sacro al mondo dopo El‑Kaaba alla Mecca.
Cf Gerusalemme; Islamismo; Sinagoga.
Tempo. (inizio)
Definito
da Platone (427‑347 a.C.) come « l'immagine mobile dell'eternità », e
da Aristotele (384‑322 a.C.) come la misura del movimento. Gli Scolastici
aggiunsero che il tempo era creato dalla ragione, perché solo la ragione è in
grado di misurare il prima e il poi. Il tempo vissuto quando aspettiamo,
soffriamo, godiamo e riposiamo non è propriamente misurabile da un orologio e
neanche dal trascorrere dei giorni e delle notti e dell'avvicendarsi delle
stagioni. Con la loro memoria dell'esodo e delle aspettative messianiche, gli
Ebrei avevano un concetto del tempo e della storia che era primariamente
lineare. Essi ricordavano il passato per sperare un futuro più pieno. Dovunque
manchi un senso di svolgimento della storia, prevarrà l'immagine greca ciclica
della storia, che Federico Nietzsche (1844‑1900) imprigionò nel « mito
dell'eterno ritorno ». L'escatologia cristiana illustra la direzione del tempo
e della storia che culminerà nella parusìa
di Cristo e nel Regno finale di Dio (1 Cor 15,20‑28; Ap 21,1-22,20). Cf
Avvento; Escatologia; Eternità; Kairòs; Letteratura Apostolica; Quaresima;
Parusìa; Sabato; Storia; Storia della Salvezza.
Tentazione (Lat. « mettere alla prova »). (inizio)
Saggiare
una cosa per giudicarne il valore (Gc 1,2-4,12), oppure indurre a peccare (Gc
1,4‑15). Si dice che Dio « tentò » Abramo (Gn 22,1‑19; Eb
11,17‑19 ), o permise che Giobbe venisse « tentato » (Gb 1,1-2,13). La
debolezza della carne (Mc 14,38) e le circostanze difficili (Lc 8,13) possono
portarci a compiere il male. Come grande tentatore, il diavolo cercò di indurre
Cristo a peccare, specialmente durante il periodo che trascorse nel deserto dopo
il battesimo (Mt 4,1‑11; Mc 1,13; Lc 4,1‑13). Tentato come lo siamo
noi, Gesù, però, non peccò (Eb 4,15). Gli esseri umani possono peccare anche
col « tentare » Dio chiedendogli dei segni (Mt 12,39) e lamentandoci della
loro situazione (Es 17,1‑7; Dt 6,16; 9,22; 33,8; Sal 95,8; 106,32; Eb
3,8‑10). Come Cristo (Mt 6,13; Lc 11,4), la Chiesa insegna a riconoscere
la nostra debolezza di fronte alla tentazione e ci esorta alla preghiera e alle
pratiche ascetiche come rimedio (cf DS 1533‑1535; 1574; 1576; 2192; 2217;
2224; 2237; 2241‑2253; FCC 8.066‑8.068, 8.107, 8.109). Cf
Ascesi; Peccato; Preghiera; Sarx. Teocentrismo
(Gr. « Dio al centro »).
(inizio)
Un
sistema di pensiero che centra ogni cosa su Dio. È spesso in contrasto con l'«
antropocentrismo » (Gr. « l'uomo al centro »), che prende l'esistenza umana,
la sua esperienza e i suoi valori come centro e guida. L'antropocentrismo
esagerato ignora o addirittura rigetta Dio. D'altra parte, un teocentrismo
esclusivo è inaccettabile, in quanto Dio ha fatto gli esseri umani a sua
immagine e somiglianza (Gn 1,26‑27) e la Parola si è fatta carne (Gv
1,14). Nel campo del cristianesimo e in altre religioni, un approccio
teocentrico (che alle volte enfatizza troppo il pluralismo e il valore di ogni
credenza in Dio) è spesso in contrasto con un approccio cristocentrico (che
insiste sul fatto che, si conosca o non si conosca questa verità, Cristo è il
rivelatore e il salvatore di tutti gli esseri umani: Gv 1,9; 14,6; At 4,12; 2
Cor 5,18‑19). Cf Antropocentrismo;
Cristiani anonimi; Cristocentrismo; Pluralismo.
Teocrazia (Gr. « governo di Dio »). (inizio)
Governo
da parte di Dio o di qualche suo rappresentante. Nell'antichità, molti paesi
credevano che i loro governanti fossero investiti di autorità divina o
addirittura venivano identificati con esseri divini. Giuseppe Flavio (circa 37
‑ circa 100) creò il termine « teocrazia » e lo applicò ad un esempio
classico: il popolo ebraico. I salmi regali, composti spesso per una
incoronazione, celebravano il dominio di Dio rivelato e esercitato attraverso i
re (per es., Sal 2, 45, 110). Le leggi di Israele (per es., i dieci
comandamenti) non solo espressero la volontà di Dio, ma anche veicolarono
sanzioni civili, perfino la pena di morte. Dopo il tempo di Gesù, la teocrazia
si manifestò non solo in movimenti religiosi nuovi, come l'islamismo, ma anche
nello stesso cristianesimo. Nell'Impero bizantino, il sovrano era visto come
un'immagine di Cristo, il Pantocràtor (Gr.
« onnipotente »), e lo Stato come un'immagine dell'ordine celeste. Elementi
teocratici si trovavano nelle riforme del papa san Gregorio VII (circa
1021‑1085). Sia Ulrico Zwinglio (1484‑1531) sia Giovanni Calvino
(1509‑1564) si adoperarono per stabilire un governo divino rispettivamente
a Zurigo e a Ginevra. Seguì il loro esempio il Lord Puritano Protettore Oliver
Cromwell (1599‑1658). Cf Calvinismo;
Chiesa e Stato; Decalogo; Islamismo; Pantocràtor; Sinfonia; Zwinglianismo. Teodicea (Gr. « giustificazione di Dio »).
(inizio)
Termine
introdotto dal filosofo Goffredo Guglielmo Leibniz (1641‑1716) nella sua
risposta a Pietro Bayle (1647‑1706) che una volta aveva suscitato il
problema: Se Dio è infinitamente buono e onnipotente, da dove viene il male e
che cosa vuol dire? Il problema è più vecchio del libro di Giobbe e viene
riproposto nel modo più angoscioso nell'abbandono di Gesù sulla croce (Mc
15,34). Come possono i credenti spiegare la sofferenza degli innocenti e dei
buoni? Auschwitz, Dresda, Hiroscima ed altri scenari di mali misteriosi
nell'epoca nostra hanno più volte sollevato la questione. Si può dire con
ragione che molto spesso gli esseri umani, anziché Dio, possono essere citati a
rispondere dell'uso omicida che fanno della libertà. D'altra parte, una certa
dose di sofferenza misteriosa e immeritata rimane. Mentre aspettiamo la Parusia,
una risposta provvisoria viene dal modo con cui Gesù ha sofferto con noi e per
noi. Oggi, il termine « teodicea » è usato in un senso più largo, come
sinonimo di teologia naturale. Cf Mistero
del male; Parusia; Sofferenza di Dio; Teologia naturale. Teofania (Gr. « apparizione di Dio »).
(inizio)
Manifestazione
visibile di Dio. Mentre viene detto ripetutamente che non è possibile vedere
Dio e rimanere in vita (Es 19,21; 33,20; Gdc 13,22), l'AT riferisce teofanie
sperimentate da Mosè e da altri (Es 3,1‑6; 33,17‑23; 34,5‑9;
Is 6,1‑5). I Vangeli riportano le quasi‑teofanie nel battesimo di
Cristo e nella trasfigurazione (Mc 1,9‑11; 9,2‑8). Nella Chiesa
primitiva, l'Epifania o manifestazione di Cristo ai pagani (Mt 2,1‑12) fu
chiamata una teofania; è un uso che dura tuttora in Oriente. Cf
Cristofania; Doxa; Epifania; Esperienza religiosa. Teologia (Gr. « scienza di Dio ».
(inizio)
È
lo sforzo metodico per capire e interpretare le verità rivelate. Come fides
quaerens intellectum (Lat. « la fede che cerca di capire »), la teologia
si serve del contributo della ragione, ricorrendo in particolare alle discipline
della storia e della filosofia. Di fronte al mistero divino, la teologia è
sempre « in ricerca » e non raggiunge mai risposte ultime e visuali
definitive. La teologia abbraccia vari sistemi e settori di cui ne indichiamo
qui alcuni. Cf Apologetica; Cristologia;
Ecclesiologia; Ermeneutica; Filosofia; Metodi in teologia; Metodo teologico;
Mistagogia; Patristica; Storia; Rivelazione; Spiritualità; Storia della
teologia; Teologia apofatica; Teologia biblica; Teologia catafatica; Teologia
della missione; Teologia femminista; Teologia fondamentale; Teologia morale;
Teologia negativa; Teologia nera; Teologia pastorale; Teologia politica;
Teologia positiva; Teologia sistematica. Teologia alessandrina.
(inizio)
Scuola
teologica che iniziò ad Alessandria come scuola di catechesi verso la fne del
II secolo dopo Cristo. Interpreta le Scritture in modo allegorico, e, come
cristologia dall'alto, privilegia l'aspetto del Verbo che si fece carne e la
natura divina del Verbo Incarnato. Gli esponenti più celebri della teologia
alessandrina comprendono: san Panteno (morto verso il 190), san Clemente di
Alessandria (circa 150 ‑ circa 215), Origene (circa 185 ‑ circa
254), sant'Atanasio di Alessandria (morto nel 373), Didimo il Cieco (circa
313‑398) e san Cirillo di Alessandria (morto nel 444). Cf
Cristologia dall'alto; Cristologia dal basso; Cristologia del Lògos‑Sarx;
Monofisismo; Origenismo; Sensi della Scrittura; Teologia antiochèna.
Teologia
antiochena.
(inizio)
Si
chiama così l'orientamento teologico, connesso con la comunità cristiana di
Antiochia, dove emerse nel IV secolo un profilo esegetico ben distinto. Questa
teologia sottolineava l'interpretazione letterale e storica della Bibbia, ma
cercava anche una teoria (Gr. « visuale ») che andasse oltre il senso
puramente letterale. Mentre correva il pericolo di un inadeguato duofisismo (Gr. « due nature ») per il fatto di non collegare
correttamente la natura divina e la natura umana nell'unica persona di Gesù
Cristo, la sottolineatura della piena umanità di Gesù Cristo anticipò in
parte la cristologia moderna dal basso. Generalmente, si ritiene che la teologia
antiochena abbia ricevuto la sua forma dal martire san Luciano di Antiochia
(morto nel 312) che aveva studiato a Edessa. Fu sviluppata in particolare da
Diodoro di Tarso (morto nel 390 circa) e raggiunse il suo vertice con san
Giovanni Crisostomo (circa 347‑407), Teodoro di Mopsuestia (circa
350‑428) e Teodoreto di Ciro (circa 393 ‑ circa 466). Cf Cristologia alessandrina; Cristologia dal basso; Cristologia dall'alto;
Cristologia del Lògos‑Anthropos; Edessa; Nestorianesimo; Sensi della
Scrittura; Tre capitoli (I). Teologia
apofatica (Gr. « ineffabile », « negativo »).
(inizio)
Concetto
fondamentale per la teologia orientale, che viene tradotto spesso con «
teologia negativà ». Insiste sulla inadeguatezza di qualsiasi tentativo di
descrivere il mistero assoluto di Dio. Qualsiasi affermazione intorno a Dio va
qualificata con una negazione corrispondente col riconoscere che Dio supera
infinitamente le nostre categorie. La conoscenza di Dio non è mai puramente
intellettuale, ma richiede un'ascesa verso Dio con una purificazione morale e
religiosa, descritta in maniera classica nella Vita di Mosè di san Gregorio Nisseno (circa 330 ‑ circa 395).
Cf Essenza ed energie; Notte oscura;
Teologia catafatica; Teologia negativa.
Teologia
biblica. (inizio)
Qualsiasi
teologia che si basi primariamente sulla Scrittura. Le teologie bibliche
particolari sviluppano temi dell'AT e del NT, come, per es., alleanza,
giustificazione, promessa, profezia, storia della salvezza, ecc., per ricavare
dalla Scrittura un messaggio unificato per oggi. Cf Ermeneutica; Teologia. Teologia catafatica (Gr. « affermativa »).
(inizio)
Concetto
complementare della « teologia apofatica », e chiamata qualche volta «
teologia positiva ». Nonostante l'inadeguatezza radicale delle nostre
categorie, possiamo comunque asserire parecchie verità intorno a Dio come ce
l'ha rivelate nel modo perfetto Gesù Cristo e come le possiamo conoscere ora
mediante lo Spirito Santo. Tuttavia, la teologia apofatica insiste nel dire che
anche dopo l'autorivelazione divina e l'autocomunicazione nella grazia, Dio
rimane il mistero primordiale. Cf Teologia
apofatica; Teologia positiva.
Teologia
congregazionalista. (inizio)
Una
forma di cristianesimo sorto dalla Riforma protestante e che rivendica per le
Chiese locali il diritto di regolare le proprie faccende in una indipendenza
completa, secondo un principio che avrebbe il suo fondamento nella Bibbia. Cf
Chiesa; Protestante; Riforma. Teologia dialettica. (inizio)Un
movimento importante della teologia protestante degli anni '20 guidato da Karl
Barth (1886‑1968) in aperto dissenso col Protestantesimo liberale allora
prevalente. Sottolineando la differenza qualitativa infinita tra Dio e gli
esseri umani, la teologia dialettica si esprimeva con paradossi (per es.,
eternità e tempo) che non permettevano nessuna sintesi intellettuale. Cf Protestantesimo
liberale.
Teologia della
bellezza. (inizio)
Nell'estetica,
la bellezza è quella qualità o insieme di qualità che procura diletto.
L'armonia delle perfezioni di Dio e l'interazione delle forze nel dramma della
salvezza producono diletto mediante la loro bellezza. Possiamo contemplare
questa bellezza nella gloria, ossia nello splendore di Cristo che si rivela come
il Figlio Unigenito del Padre (Gv 1,14). Nell'epoca contemporanea, Hans Urs von
Balthasar (1905‑1988) in Occidente Pavel Florenskij (1882 ‑ circa
1937) e Paul Evdokimov (1900‑1970) in Oriente fecero molto per sviluppare
la teologia della bellezza. Cf Estetica;
Gloria; Trascendentali.
Teologia della
liberazione. (inizio)
Movimento Latino‑Americano largamente diffuso, il quale
a) si ispira all'Esodo, ai richiami dei Profeti per la giustizia e
all'annuncio del Regno da parte di Gesù;
b) legge la Bibbia in chiave di liberazione integrale e
c) ha messo radici profonde là dove strutture di ingiustizia e di
dipendenza economica opprimono grandi masse di poveri.
Tra i suoi migliori esponenti figurano: Juan Luis Segundo (nato nel
1925), Jon Sobrino (nato nel 1938) e soprattutto Gustavo Gutierrez (nato nel
1928) il cui libro Teologia della
liberazione (tr. it. Ed. Queriniana, Brescia, 1973; l'originale è del 1972)
ha dato vigore al movimento. Fortemente interessati nel compito pubblico della
teologia nel promuovere i cambiamenti sociali, i « leaders » di questo
movimento hanno sempre sviluppato una spiritualità della liberazione. Nella sua
Enciclica Sollicitudo rei socialis del
1987, il papa Giovanni Paolo II ha auspicato una vasto processo di « sviluppo e
di liberazione » che si esprima in « amore e servizio » del prossimo, «
specialmente dei più poveri » (n. 46). Cf Metodi in teologia; Opzione per i poveri; Teologia femminista; Teologia
nera; Teologia‑politica.
Teologia della missione. (inizio)Riflessione
sistematica sul modo con cui l'intera Chiesa e i singoli cristiani sono mandati
da Cristo. Prima del Concilio Vaticano II, quattro encicliche pontificie
trattarono appositamente dell'attività missionaria: Maximum illud di Benedetto XV (1919), Rerum Ecclesiae di Pio XI (1926), Evangelii praecones di Pio XII (1951) e Princeps pastorum di Giovanni XXIII (1959). Mentre ribadivano il
dovere della Chiesa di diffondere dovunque il vangelo, questi papi indicarono la
necessità di edificare le Chiese locali (Benedetto XV), di promuovere un clero
indigeno (Pio XI), di incoraggiare i laici nel rinnovare la situazione sociale
(Pio XII) e di adattarsi alle culture locali (Giovanni XXIII) come fece Matteo
Ricci in Cina (1552‑1610). Il Vaticano II vide la missione della Chiesa
radicata nel comando di Cristo dato agli apostoli, così come egli era stato
mandato dal Padre (LG 17; GS 91). Per sua natura, la Chiesa ha per missione il
mondo intero (AG 2, 10). Nel passato qualche attività missionaria ha patito lo
scandalo delle divisioni cristiane, ha tollerato molte ingiustizie politiche,
economiche, razziali e culturali, e ha potuto in parte essere una forma di
colonialismo spirituale. Oggi, la teologia della missione riconosce quasi
unanimemente che lo sviluppo integrale e la liberazione fanno parte del pieno
compito missionario della Chiesa. Per i Cattolici, il Papa Paolo VI in Evangelii
nuntiandi (1975) offre orientamenti importanti sulla natura
dell'evangelizzazione nel mondo d'oggi. Giovanni Paolo II ritorna sull'argomento
nella Redemptoris missio (1990) Cf
Chiesa locale; Cristiani anonimi; Inculturazione; Proselito.
Teologia
della morte di Dio. (inizio)
Movimento
teologico degli anni '60, diffuso specialmente negli Stati Uniti d'America. Alle
volte, intendeva semplicemente intavolare un dialogo con l'ateismo
contemporaneo, mentre altre volte sosteneva la vera assenza di Dio nel nostro
mondo o addirittura seguiva Federico Guglielmo Nietzsche (1844‑1900)
nell'affermare che Dio è morto per opera degli uomini.
Teologia del processo. (inizio)Si
chiama così un movimento teologico che si ispira a Alfred North Whitehead
(1861‑1947). La sua filosofia, come anche altre, sottolinea il primato del
divenire sull'essere, ma le supera nel cercare di sintetizzare questo approccio
alla realtà con i risultati delle scienze naturali. Whitehead intende i
costituenti ultimi della realtà come « entità effettive » più che sostanze.
Il suo punto di partenza sono le « occasioni effettive », o entità che
interagiscono nell'intero universo. Mediante l'amore, Dio è all'opera, non
coercitivamente, essendo « il grande compagno, l'amico sofferente che capisce
». La traduzione della metafisica tradizionale nei termini dinamici di
Whitehead ha attratto vari discepoli negli Stati Uniti, nelle Isole Britanniche
e altrove. Alcuni, come Charles Hartshorne (nato nel 1897) hanno sviluppato il
pensiero del « processo » in un modo alquanto differente. Pur riconoscendo la
sottolineatura valida delle categorie personali, i commentatori hanno criticato
la filosofia di Whitehead su vari punti, in particolare, sul concetto di un «
Dio finito ». Cf Panenteismo.
Teologia del simbolo. (inizio)Consiste
nel concepire il mondo visibile come immagine di quello invisibile. Nel suo Timeo,
Platone (427‑347 a.C.) scrivendo circa l'origine e la costituzione del
mondo, dice: « Il tempo è l'immagine mobile dell'eternità ». Nelle sue
parabole, Gesù mostra le cose e gli eventi quotidiani come finestre su Dio e
come inviti a rispondere alla sua attività. Origene (circa 1851 ‑ circa
254) sviluppò una forte teologia simbolica. Nel suo simbolismo filosofico e
nella sua interpretazione biblica, sant'Agostino di Ippona (354‑430) diede
un impulso vivo all'interpretazione simbolica della realtà. L'agostiniano Ugo
di san Vittore (circa 1096‑1141) interpretò ogni cosa nell'universo come
una specie di sacramento delle realtà divine. Hugo Rahner (1901‑1967)
descrisse la teologia di suo fratello Karl Rahner (1904‑1984) come una «
teologia del simbolo ». Un approccio simbolico rimane fondamentale nella
teologia orientale dell'icona. Cf Concilio
di Nicea II; Icona; Origenismo; Sacramento.
Il
settore principale della teologia che, fondandosi sulla Scrittura e sulla
Tradizione per il dato rivelato, esamina e presenta in modo sistematico tutte le
dottrine importanti del cristianesimo. I tentativi contemporanei di rinnovare
questa disciplina si riflettono sulla fede comune alla luce dell'intera storia
del cristianesimo e delle circostanze mutevoli dei nostri tempi (OT 16). Cf Dogma;
Teologia; Teologia sistematica.
Teologia femminista. (inizio)È
un approccio teologico (sviluppato ampiamente negli U.S.A. a partire dal 1968)
che protesta contro inveterati pregiudizi maschilisti nella teologia cristiana,
nell'esegesi e nella vita della Chiesa. Le sue richieste comprendono
l'ordinazione delle donne e l'uso di un linguaggio inclusivo che non sia
riflesso e non serva da sostegno a strutture di potere maschiliste. Cf
Teologia della liberazione; Teologia nera; Teologia politica.
Teologia fondamentale. (inizio)Quel
settore della teologia che studia i problemi fondamentali: in particolare, la
rivelazione divina nella storia d'Israele e di Gesù Cristo; le condizioni che
abilitano gli esseri umani all'autocomunicazione di Dio; i segni che rendono la
fede in e per mezzo di Gesù Cristo un'opzione razionale; la trasmissione
(attraverso la tradizione della Chiesa e le Scritture ispirate) dell'esperienza
dell'autocomunicazione di Dio. Cf
Apologetica; Fede; Ispirazione biblica; Preamboli della fede; Rivelazione;
Teologia dogmatica; Tradizione.
Teologia giovannea. (inizio)La
teologia contenuta nel quarto Vangelo, nella prima e, in misura minore, nella
seconda e terza lettera di Giovanni e nell'Apocalisse. Il Vangelo di Giovanni fa
uso di simboli (per es., pane, acqua, gregge), immagini contrastanti (per es.,
veritàmenzogna; amoreodio) e, in genere, di un linguaggio orante, esperienziale
e trinitario per incoraggiare la fede in Gesù come Cristo e Figlio di Dio (Gv
20,31). Questo Vangelo abbonda nel linguaggio di rivelazione (per es., gloria,
segni, verità, e testimone), senza, però, trascurare quello che Cristo, la
vite vera a cui dobbiamo essere uniti (Gv 15,1‑8), comporta come
condivisione di vita (passim) e come
forza perché i credenti diventino figli di Dio (Gv 1,12‑13). Il prologo
del Vangelo (Gv 1,1‑18) annuncia una lotta tra la luce e le tenebre.
L'accoglienza positiva a Gesù che viene come la divina « luce del mondo » (Gv
8,12; 9,5; 12,46) porta ad una divisione tra
a) coloro che rimangono spiritualmente ciechi, odiano la luce (Gv 1,5;
3,19; 9,39‑41) e precipitano nella notte (Gv 13,30), e
b) coloro che sono sanati e vedono la verità (Gv 1,39; 9,1‑33;
20,29).
Dopo le ultime parole di Gesù rivolte ai suoi discepoli più intimi la
promessa dello Spirito Santo e la preghiera sacerdotale (Gv 13,1‑17.26 »),
il potere delle tenebre sembra avere il sopravvento durante la passione, ma deve
cedere il posto alla vittoria abbagliante della risurrezione. Contro
l'interpretazione deviante dei doceti, Giovanni afferma che « il Verbo si fece
carne » (Gv 1,14) e nella 1 Gv ritorna con insistenza sulla realtà
dell'Incarnazione (1 Gv 4,2‑3). Questa rivela Dio come Amore (1 Gv
4,7‑12). La Chiesa d'Oriente onora san Giovanni come il
Teologo. Patmos, il luogo dove si ritiene che abbia scritto l'Apocalisse, è
una meta di pellegrinaggi. Cf Docetismo;
Doxa; Rivelazione; Tre teologi (I).
Teologia kerigmatica. (inizio)Si
chiama così una teologia orientata alla proclamazione degli eventi decisivi
della storia della salvezza. Negli anni '30, alla Facoltà di Teologia di
Innsbruck, Franz Lakner sviluppò una teologia kerigmatica centrata su Cristo
così come deve essere predicato. Questo esperimento non ebbe successo.
Comunque, attraverso l'opera di Hugo Rahner, Joseph Jungmann e altri, un
approccio più kerigmatico ha sostituito ampiamente le speculazioni astratte
della Scolastica. Cf Scolastica; Scuole di
teologia; Teologia.
Teologia morale. (inizio)Il
campo della teologia che studia e insegna come i cristiani (e gli altri) debbono
vivere. Questa riflessione sistematica sul comportamento cristiano attinge dalla
Bibbia (per es., il decalogo, il discorso della montagna e le esortazioni di
Paolo), dal ragionamento filosofico, dall'esperienza tradizionale e
dall'insegnamento della Chiesa. Deve basarsi su una visione piena di ciò che
comporta la creazione originale (Gn 1,26‑27) e la ri‑creazione
dell'umanità in Cristo (Rm 6,4; 8,28‑30; 1 Cor 15,49; 2 Cor 5,17; Ef
4,24; Col 3,10). Dopo san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), la teologia
morale si è spesso isolata dalle sue radici dogmatiche e scritturistiche, e
alle volte un'abbondante casistica è caduta in un vuoto legalismo.
L'insegnamento morale di sant'Alfonso de' Liguori (1696‑1787) è stato
segnato da un grande apprendimento e da un profondo interesse pastorale.
Giovanni Battista Hirscher (1788‑1865) di Tubinga ha presentato
sistematicamente la moralità in termini di Regno di Dio. Recentemente, gli
studi biblici, le scienze umane, gli sviluppi filosofici e, soprattutto, il
rinnovamento in cristologia, ecclesiologia e antropologia hanno stimolato e
arricchito la teologia morale. Con Leone XIII (1810‑1903), l'insegnamento
pontificio ha sempre più incoraggiato i teologi moralisti non solo a studiare i
problemi di morale individuale, ma anche ad affrontare questioni più ampie di
giustizia sociale, i rapporti fra Chiesa e Stato e la pace fra le nazioni. Cf
Antropologia; Casistica; Chiesa e Stato; Decalogo; Dottrina sociale; Etica;
Giansenismo; Giustizia; Opzione fondamentale; Parenèsi; Perfezione;
Probabilismo; Rigorismo; Santità; Tubinga e le scuole.
Teologia narrativa. (inizio)Un
tentativo moderno di rinnovare la teologia cristiana come teologia di una
religione storica che non ha soltanto qualcosa da dire, ma anche una storia da
narrare. Prendendo le distanze dagli asserti dottrinali astratti, la teologia
narrativa trova il suo terreno nei racconti biblici e in altri racconti
religiosi. Mentre corregge giustamente le tendenze ad isolare la teologia dalla
vita e dal culto, la teologia narrativa ha bisogno di criteri critici per
stabilire il significato e la verità. Tra i cristiani orientali, l'elemento
narrativo in teologia è salvaguardato dalla liturgia e dalle icone. Cf
Icona; Liturgia; Teologia.
Teologia naturale. (inizio)La
disciplina che tratta della conoscenza di Dio in base alla sola ragione (cf Sal
19,1‑4; Sap 13,1‑9; At 14,17; 17,22‑31; Rm 1,18‑23;
2,14‑15). Sviluppata da san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274), la
teologia naturale fu criticata al tempo dell'Illuminismo quando venne contestata
la validità degli argomenti riguardanti l'esistenza di Dio. Il Concilio
Vaticano I definì che « Dio, principio e fine di ogni cosa, può essere
conosciuto con certezza con la luce naturale della ragione umana a partire dalle
cose create » (DS 3004; FCC 1.061; cf DV 6). Il Concilio affermò la possibilità
(« può essere conosciuto »), ma non indicò le vie per conoscere Dio (Con
prove logiche? Per intuizione? Per esperienza mistica?) e non ha inteso dire che
qualcuno abbia effettuato tale possibilità senza l'aiuto nascosto della grazia.
Karl Barth (1886‑1968) e altri esponenti della teologia dialettica
escludono energicamente qualsiasi tipo di teologia naturale per il fatto che il
peccato avrebbe reso l'intelletto umano totalmente incapace di conoscere Dio con
le sole sue forze. La teologia naturale è stata prevalentemente praticata da
credenti cristiani. Anche se prescindono da quanto conoscono attraverso la
rivelazione, nondimeno sollevano questioni intorno a Dio che presuppongono una
familiarità previa alle risposte. Infine, un approccio di teologia puramente
naturale presenta una visuale astratta e filosofica dell'umanità, totalmente
differente dalla visuale concreta dell'umanità peccatrice come si trova nelle
teologie della storia della salvezza. Il Concilio Vaticano II stabilì la
conoscenza, di Dio attraverso il creato (e quindi la teologia naturale)
all'interno del contesto della storia della rivelazione e della salvezza (DV
2‑6). Cf Argomenti per l'esistenza
di Dio; Cinque vie (Le); Illuminismo; Storia della salvezza; Teodicea; Teologia;
Teologia dialettica.
Teologia negativa. (inizio)Come
la teologia apofatica, è un approccio al mistero divino che insiste sul fatto
che possiamo dire di più quello che Dio non è che non quello che realmente è.
È un modo di fare teologia che mette più l'accento sulla sapienza che non
sulla scienza. Cf Mistero; Teologia;
Teologia apofatica; Teologia catafatica. Teologia nera. (inizio)Scuola
teologica nord‑americana sviluppata dai Cristiani neri sulle orme del
movimento di Martin Luther King (1929‑1968) per i diritti civili. Si è
opposta alle interpretazioni razziste ed esclusiviste dei Bianchi riguardo alla
fede; ha sostenuto ulteriori cobattimenti per i diritti sociali e ha unito le
proprie forze a movimenti analoghi, come la teologia femminista e la teologia
Latino‑Americana della liberazione. Cf
Teologia della liberazione; Teologia femminista; Teologia politica.
Teologia orientale. (inizio)Si
chiama così la teologia sviluppata dai Padri della Chiesa greci e siriaci.
Generalmente, la teologia orientale ha il compito di salvaguardare l'intera
tradizione, in quanto è guidata dallo Spirito Santo, è fondata sulla Bibbia,
è insegnata specialmente dai primi concili generali ed è celebrata nel culto e
nelle icone. La sua caratteristica principale è il primato dello spirituale. La
spiritualità è considerata come il dogma vissuto; e il dogma non è altro che
la spiritualità che ha trovato la sua conferma ufficiale nella sua espressione
verbale. Nell'unire armonicamente l'insegnamento della Chiesa, la spiritualità
e la disciplina, questa teologia è mantenuta e sistematizzata dalla liturgia e
dal monachesimo. Cf Concilio ecumenico;
Culto; Doxa; Dossologia; Icona; Liturgia; Metodi in teologia; Monachesimo;
Origenismo; Padri della Chiesa; Sette Concili Ecumenici (I); Spirito Santo;
Stolti per amor di Cristo; Teologia alessandrina; Teologia antiochena; Teologia
apofatica; Teologi giovannea; Teologia del simbolo; Tradizione; Tre teologi.
Teologia paolina. (inizio)La
teologia sviluppata da san Paolo (morto verso il 67) la cui chiamataconversione
(1 Cor 9,1; 15,8‑11; At 9,3‑9) avvenuta verso il 34 lo cambiò da
Fariseo zelante (Fil 3,5‑8; At 22,3‑5) persecutore dei cristiani (1
Cor 15,9; Gal 1,13‑14; At 7,58-8,3; 9,1‑2) nel grande Apostolo delle
Genti (Gal 1,12.15‑16; 2,7; At 9,15). Centrato radicalmente sulla
risurrezione di Gesù crocifisso (Rm 4,25; 1 Cor 1,17‑25; 15,14‑15;
Fil 2,6‑11), Paolo insegna che la nostra giustificazione viene dalla fede
e dalla grazia di Cristo che ci riconcilia (Rm 5,6‑11) e non dalle opere
della legge (Gal 2,16-4,31). Col battesimo, i credenti esistono « in
» Cristo (Rm 8,1; 16,7; 1 Cor 15,22; Fil 3,8‑9) e mediante lo Spirito
vivono una vita nuova (Rm 5,1-8,39), sono progressivamente cambiati
nell'immagine di Cristo (Rm 8,29) e formano insieme il Tempio dello Spirito (1
Cor 3,16‑17) e il corpo di Cristo (1 Cor 12,12‑17). Nel nuovo «
Israele di Dio » (Gal 6,16), tutti i battezzati godono di una unità
fondamentale (Gal 3,26‑28), e sono chiamati a fare uso dei loro vari
carismi (1 Cor 12,1‑31), a costruire la comunità nell'amore (Rm 5,5; 1
Cor 12,31-13,13) e a manifestare nella loro vita i frutti dello Spirito (Gal
5,16‑26). Insieme alla teologia giovannea, quella paolina costituisce la
teologia primaria del NT e ha esercitato un grandissimo influsso sulla storia
del cristianesimo. Cf Apparizioni del
Signore risorto; Carisma; Corpo di Cristo; Giustificazione; Grazia; Legge;
Spirito Santo.
Teologia pastorale. (inizio)La
teologia in quanto si occupa di e riflette su:
a) il passaggio alla predicazione e alla catechesi dallo studio della
Scrittura e della teologia sistematica;
b) la prassi della vita liturgica e sacramentale;
c) proposte morali e spirituali;
d) la cura della gente nell'affrontare problemi speciali (per es., i
profughi, i drogati, i malati, gli anziani, i moribondi);
e) le lotte per la giustizia e la pace;
f) le cure di cui necessitano le persone nelle differenti età e nelle
differenti situazioni di vita.
Molti vedono la teologia pastorale come sinonimo di teologia pratica o
riflessione critica sulle multiformi missioni della Chiesa nel mondo. Lungo i
secoli, importanti contributi alla teologia pastorale sono venuti da personaggi
eminenti come san Gregorio Magno (circa 540‑604) e ai giorni nostri da
Karl Rahner (1904‑1984). Cf Catechesi; Evangelizzazione; Ministero; Omiletica; Teologia; Teologia
della missione; Ufficio pastorale.
Teologia politica. (inizio)Una
teologia che protesta contro la privatizzazione della religione e insiste sulla
responsabilità sociale dei cristiani. Dopo che la perestroika di Costantino il Grande (circa 280‑337) ebbe
portato la libertà religiosa, cristiani come Eusebio di Cesarea (circa 260
‑ circa 340) si servirono alle volte della fede per legittimare certe
pretese, tattiche e pratiche imperiali. Un nuovo e falso connubio dell'ordine
politico con la religione portò guerre e persecuzioni. L'Illuminismo andò
all'estremo opposto col sostenere che la religione e la politica sono
interamente due cose separate e che la fede è un fatto privato che riguarda
unicamente la coscienza dei singoli. Ben lungi dal voler politicizzare la
religione, la teologia politica di Johann Baptist Metz (nato nel 1928) e di
altri mira piuttosto ad esprimere le implicanze della fede cristiana per
l'ordine sociale e politico, soprattutto col protestare contro l'ingiustizia
dilagante del nostro mondo e col sottolineare la solidarietà con Gesù
crocifisso e con le innumerevoli vittime del mondo della storia passata e
presente. Questa teologia della prassi ha trovato una specie di conferma
ufficiale nell'Enciclica del 1987, Sollicitudo rei socialis, di Giovanni Paolo II. Cf Chiesa
e Stato; Illuminismo; Opzione per i poveri; Prassi; Sinfonia; Teologia
femminista; Teologia della liberazione; Teologia nera.
Teologia positiva. (inizio)Quel
settore della teologia che si occupa dei dati storici e dei fatti particolari
(tratti dalla Bibbia e dalla tradizione per determinare le dottrine che i
cristiani devono credere). È contrapposta alla teologia naturale che tratta dei
princìpi religiosi universali conosciuti dalla ragione. Oggi, la teologia
positiva appare con fatica tra gli schemi di divisione del campo teologico,
in quanto il suo posto è stato spesso occupato dalla « teologia storica ». Cf Patristica; Teologia biblica; Teologia dogmatica; Teologia
fondamentale; Teologia morale; Teologia sistematica.
Teologia pratica. (inizio) Cf Teologia Pastorale.
Teologia sistematica. (inizio)l
tentativo di esporre in maniera coerente e scientifica le principali verità
cristiane. Nella pratica, coincide spesso con la teologia dogmatica, ma può
differire in quanto comprende una trattazione di questioni morali. Può ancora
differire dalla teologia dogmatica per il fatto di prestare maggiore attenzione
alla metodologia, alla terminologia, all'uso di princìpi filosofici, ad una
prospettiva strettamente unificata e a questioni riguardanti le condizioni e i
limiti della conoscenza teologica. Cf
Epistemologia; Filosofia; Teologia Dogmatica; Teologia Fondamentale.
Teologia trascendentale. (inizio)Un
orientamento teologico affine alla filosofia trascendentale e collegato
specialmente con Karl Rahner (1904‑1984) e Bernard Lonergan
(1904‑1984). Si riferisce alle risposte possibili che sorgono quando si
prende in considerazione il soggetto umano. Per usare un esempio del Rahner, la
penitenza non è semplicemente un dovere oggettivo da eseguire, ma una virtù
che spinge il soggetto a cambiare. Ogni questione oggettiva ha il suo lato
soggettivo il quale, quando viene esplorato, getta una nuova luce sui problemi
teologici che sono sul tappeto. Cf Metodi
in teologia; Metodo teologico; Sacramento della penitenza.
Teologia trinitaria. (inizio)Tentativo
di capire e di interpretare il mistero centrale cristiano di un solo Dio in tre
Persone uguali e distinte, il Padre, il Figlio e lo Spirito Santo (Mt 28,19; 2
Cor 13,13). Richiamandosi alle operazioni del nostro intelletto e della nostra
volontà, sant'Agostino di Ippona (354‑430) interpretò la generazione del
Figlio (o Parola) in base all'analogia dell'auto‑conoscenza umana, mentre
l'autentico amore di sé illustra l'origine dello Spirito Santo, l'amore
reciproco « personificato » del Padre e del Figlio. Per molti secoli, i
teologi hanno seguito Agostino od anche assunto altre analogie dall'esperienza e
dalla filosofia come « Io ‑ Tu ‑ Noi » del pensiero personalista
sviluppato da Martin Buber (1878‑1965). Questi approcci a Dio
tri‑personale possono essere di qualche aiuto. Però, essendo tratti dalla
realtà umana creata e dall'esperienza comune, non sono radicati immediatamente
nell'autocomunicazione di Dio nella storia della salvezza che ha raggiunto il
suo vertice col mistero pasquale. La famosa icona trinitaria di A. Roublev
(circa 1360‑1430), che è ora conservata nella Galleria di Mosca,
rappresenta la scena della philoxenia
(Gr. « ospitalità ») di Abramo con tre angeli seduti attorno ad una mensa (Gn
18,1‑15): questa scena richiama al cristiano l'ineffabile mistero
trinitario. Un calice che si trova sulla mensa collega questo mistero con
l'Eucaristia, e di qui la storia della salvezza con la passione, morte e
risurrezione di Cristo. Questa icona ci ricorda una verità basilare circa la
teologia trinitaria: essa dovrebbe partire dalla Trinità Economica (quella che
si rivela nella storia della salvezza) per passare alla Trinità Immanente (dove
le analogie tolte dalla realtà creata ci possono aiutare) e non viceversa.
Nella teologia trinitaria, come anche altrove, l'ordine della redenzione deve
avere la precedenza sull'ordine della creazione. Cf
Concilio Costantinopolitano I; Concilio di Nicea I; Economia; Filioque;
Generazione; Mistero; Mistero Pasquale; Modalismo; Persona; Processioni;
Relazioni divine; Spirazione; Trinità Immanente; Unitarianismo.
Teonomia
(Gr.
« legge divina »). (inizio) È
un'etica per cui la volontà di Dio, mediata attraverso il nostro intelletto
creato e la libertà, e l'autorità ultima. Cf
Autonomia; Eteronomia.
Cf Controversia teopaschita.
Teoria delle due fonti. (inizio)
a) L'ipotesi largamente accettata secondo cui i Vangeli di Matteo e di
Luca avrebbero due fonti principali: il Vangelo di Marco e Q (una raccolta di
detti di Gesù).
b) Una teoria comunemente sostenuta dal XVI secolo fino al Vaticano II
secondo cui ci sarebbero due « fonti » della rivelazione separate e ugualmente
valide: la Tradizione e la Scrittura.
Cf Quelle; Rivelazione; Scrittura e
Tradizione; Vangeli sinottici.
Testimoni di Geova. (inizio)Una
setta che iniziò negli Stati Uniti d'America con Charles Taze Russell
(1852‑1916) e che venne chiamata in un primo tempo « Associazione
internazionale di studenti della Bibbia ». Riteneva imminente la seconda venuta
di Cristo e propagò le sue idee nella « Torre di Guardia ». Ostili verso le
Chiese più importanti e sovversivi nei riguardi dell'autorità civile, i suoi
seguaci si scontrarono spesso con la legge e furono difesi da Joseph Franklin
Rutherford (1869‑1941). Questi divenne il secondo capo della setta che
prese il nome di « Testimoni di Geova ». Sono divenuti meno aggressivi nei
loro metodi missionari, ma continuano a interpretare la Bibbia e la storia del
mondo in maniera fantasiosa. Cf
Fondamentalismo; Millenarismo; Parusìa.
Cf Pentarchìa.
Theologia crucis
(Lat.
« teologia della croce »). (inizio) Espressione
coniata da Martin Lutero (1483‑1546) per qualificare il modo esatto di
fare teologia. In quanto Salvatore e misericordioso, Dio è conosciuto soltanto
come nascosto nel Cristo crocifisso e in tutte le esperienze di sofferenze e
tentazioni che rivelano la nullità degli esseri umani dinanzi a Dio. Dio si
rivela in un modo che va contro alle nostre aspettative: la povertà come
debolezza, la sapienza come follìa (cf 1 Cor 1,17‑31). Cf Luteranesimo; Theologia gloriae.
Theologia gloriae
(Lat.
« teologia della gloria »). (inizio)
a) Contrastata polemicamente da Martin Lutero (1483‑1546) con la
sua « teologia della croce », questa teologia è riferita alla teologia
Scolastica e alla Mistica. Lutero vede in esse dei tentativi per voler conoscere
Dio presuntuosamente con le proprie forze e capacità, anziché credere
umilmente e confidare in Dio. « Teologia della gloria » significa in questo
senso una teologia dell'autoglorificazione.
b) In un altro contesto, il termine si riferisce alla teologia orientale
che illustra la glorificazione di Cristo e la nostra partecipazione alla sua
gloria. Questa teologia trae la sua ispirazione dal Vangelo di san Giovanni: «
E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e
noi vedemmo la sua gloria » (Gv 1,14). Come è intesa da san Paolo, la
gloria può essere associata col tema caro a Lutero della giustificazione. «
Quelli che (Dio) ha chiamati li ha anche giustificati; quelli che ha
giustificati li ha anche glorificati » (Rm 8,30). Cf
Dòxa; Gloria; Scolastica; Theologia Crucis; Teologia giovannea; Teologia
naturale.
Theologoùmenon
(Gr. « dimensionecomponente teologica »). (inizio) Una
tesi teologica non vincolante che non è chiaramente fondata nella Scrittura né
si trova nel Magistero definitivo della Chiesa. Certe tesi di grandi teologi
possono avere la qualifica di theologoùmeni
e in seguito possono in qualche modo entrare nell'insegnamento della Chiesa.
Gli Ortodossi usano alle volte questo termine per distinguere le definizioni dei
primi sette concili ecumenici dai successivi pronunciamenti di fede della Chiesa
Cattolica. Cf Magistero; Sette Concili
Ecumenici (I); Teologia.
Theotókos
(Gr. « Genitrice di Dio »). (inizio) Questo
titolo, dato a Maria ed usato forse già al tempo di Origene (circa 185 ‑
circa 254), esprime il fatto che ella generò il Figlio di Dio fatto uomo.
L'equivalente latino esatto è Deipara,
ma lo si rende più spesso con Dei
Genitrix (Genitrice di Dio, Madre di Dio). Il Concilio di Efeso (431)
condannò Nestorio che aveva messo in discussione questo titolo popolare e,
ribadendo l'unità della persona di Cristo, proclamò la legittimità del titolo
Theotókos (DS 250‑252; FCC
4.003‑4.004). Maria non divenne la Madre di un semplice uomo, ma del
Figlio di Dio che si fece uomo. Cf
Concilio di Efeso; Mariologia; Nestorianesimo.
Tiara papale
(Gr.
« turbante regale persiano »). (inizio) Ampio
copricapo con cui i papi venivano incoronati e che portavano in funzioni solenni
extra‑liturgiche. Il papa Paolo VI vendette la sua tiara e diede il
ricavato ai poveri. Giovanni Paolo I non volle essere incoronato. Il suo
successore, Giovanni Paolo II, a sua volta, non volle introdurre nuovamente la
tiara e rifiutò qualsiasi incoronazione solenne all'inizio del suo pontificato,
nel 1978. Cf Papa.
Timor di Dio. (inizio)Nell'AT,
è quel sentimento profondo di religione e di pietà filiale che sintetizza
l'atteggiamento conveniente verso Dio (Gb 28,28; Prv 1,7; 9,10; Sir
1,11‑20). Non va confuso con il timore servile (dello schiavo). Cf Amore; Hesèd; Religione; Santo.
Tipologia.
(Gr.
« studio delle immagini, dei prototipi »). (inizio) Modo
di interpretare gli eventi, le persone e le cose come « tipi » che adombrano
gli « antitipi » del NT i quali compiono la rivelazione e la salvezza. Così,
Adamo e Melchisedech sono tipi di Cristo (Rm 5,14; Eb 6,20-7,28). La storia del
Popolo di Dio nell'Esodo dall'Egitto prefigura le difficoltà che i cristiani
devono affrontare e i sacramenti che ricevono (1 Cor 10,1‑11). Il diluvio
prefigura il battesimo (1 Pt 3,20‑21) e la manna nel deserto anticipa «
il pane di vita » (Gv 6,48‑51). Sant'Ireneo (circa 130 circa 200) e poi
la scuola di Alessandria sono stati attenti a questo senso tipico della
Scrittura che Origene (circa 185 ‑ circa 254) sviluppò in una direzione
allegorica. In Occidente, l'interpretazione tipologica fu adottata da
sant'Ambrogio (circa 339‑397) e poi da sant'Agostino di Ippona
(354‑430) dal quale passò ai Latini del Medioevo. Cf
Allegoria; Origenismo; Sensi della Scrittura; Teologia alessandrina; Teologia
antiochena.
Titoli cristologici. (inizio)Designazioni
del NT per Gesù come Cristo, Figlio di Dio e Figlio dell'Uomo. Costituiscono
vari approcci per comprendere chi era e chi è Gesù, che cosa ha fatto e che
cosa fa. Cf Kyrios; Messia.
Tolleranza
(Lat.
« sopportare »). (inizio) Lasciare
in pace coloro la cui fede e prassi differiscono dalle proprie. Dopo aver
sofferto la persecuzione da parte di alcune autorità giudaiche e poi, per
secoli, dai governatori romani, i cristiani acquistarono la libertà religiosa
col cosiddetto « Editto di Milano » (312). Molto presto e specialmente dopo
che Teodosio il Grande (imperatore dal 379 al 395) ebbe dichiarato il
cristianesimo religione di Stato, i cristiani cominciarono a manifestarsi
intolleranti verso gli altri, fra cui cristiani accusati di essere eretici o
scismatici, gli Ebrei e più tardi i Musulmani. Con la Riforma, la tolleranza fu
proclamata, ma fu di solito intesa solo a proprio vantaggio. Giovanni Calvino
condannò Michele Serveto (1511‑1553) a morte; un altro teologo
protestante, Teodoro Beza (1519‑1605), confermò questa decisione. La Pace
di Augusta (1555) con la sua massima: « Cuius
regio eius religio » (Lat. « colui che governa lo stato determina la sua
religione »), tollerò in ogni nazione solo una confessione cristiana, come fu
praticamente il caso in Inghilterra sotto il regime elisabettiano. Alcuni
Battisti, Cattolici, Puritani e Quaccheri fuggirono dall'Inghilterra per cercare
la libertà religiosa in Europa e nel Nord America. L'Illuminismo e la Guerra
americana d'Indipendenza servirono ad incoraggiare, almeno alla lunga, una
tolleranza razziale, religiosa e culturale basata sul rispetto dei diritti
naturali umani. Oggi, almeno in campo religioso, la pura indifferenza a problemi
di fede e a pratiche religiose può camuffarsi come autentica tolleranza. Il
Concilio Vaticano II esortò tutti i cattolici a vivere e a proclamare il
vangelo, ma sempre nel rispetto e nell'amore verso gli altri (GS 28, 73, 75; AG
11; DH 1). Cf Chiesa e Stato; Crociate;
Diritti umani; Illuminismo; Inquisizione; Libertà religiosa; Pluralismo;
Priscillianesimo.
Tomismo. (inizio)L'insegnamento
filosofico e teologico di san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274).
Arricchito dal sapere enciclopedico del suo maestro e confratello domenicano
sant'Alberto Magno (circa 1200‑1280), Tommaso diede forma a una quantità
di intuizioni che si erano accumulate lungo i secoli, specialmente a partire da
sant'Anselmo di Aosta (circa 1033‑1109). Creò una stupenda sintesi tra la
fede e la ragione. Quantunque non sia stata portata a termine, la sua Summa Theologiae è il massimo lavoro di teologia medievale. Si dice
che Tommaso abbia battezzato Aristotele (384‑322 a.C.) per avere mutuato
dal filosofo greco tematiche come la teoria della causalità. Nello stesso
tempo, Tommaso adottò anche un numero discreto di lineamenti platonici, in
qualche modo connessi con l'uso ampio che fece di sant'Agostino di Ippona
(354‑430) e dello pseudo Dionigi Areopagita (circa 500). Dal 1300 al 1500,
gli interpreti di Tommaso, o « Tomisti » si occuparono soprattutto di opporsi
allo scotismo, al nominalismo e al ritorno di un neo‑platonismo. Coi
secoli XVI e XVII, siamo nell'età d'oro dei tomisti fra cui eccellono il
cardinale Caietano (1469‑1534), Silvestro di Ferrara (1474‑1528),
Francisco de Vitoria (circa 1485‑1546), Giovanni da san Tommaso
(1589‑1644), Melchior Cano (1509‑1560), Domenico Soto
(1494‑1560), Domenico Bañez (1528‑1604). Mentre il Codice di
Diritto Canonico del 1917 riteneva ancora Tommaso il maestro per la filosofia e
la teologia nei seminari cattolici (cf il vecchio CIC 589, 1366), il Codice del
1983 si limita a raccomandarlo come particolarmente utile (cf il nuovo CIC 252;
OT 16; GE 10). Cf Agostinianismo;
Aristotelismo; Cinque Vie (Le); Concilio di Trento; Locus theologicus;
Molinismo; Neoplatonismo; Neotomismo; Nominalismo; Platonismo; Scolastica;
Scotismo; Scuole di teologia; Summa; Trascendentali.
Tonsura
(Lat. « tagliare »). (inizio) Taglio
circolare dei capelli per esprimere la separazione dal mondo e la totale
donazione a Dio. Questo simbolo non si trova solo nel cristianesimo, ma anche in
altre religioni, come il buddismo. Prima di conferire gli Ordini minori
(ostiariato, lettorato, esorcistato, accolitato), il vescovo tagliava una ciocca
di capelli del candidato in forma di corona. Nel rito latino, la tonsura è
stata abolita nel 1972 insieme agli Ordini minori. Però, in alcuni ordini
religiosi, specialmente contemplativi, la cerimonia della tonsura è tuttora
compiuta dall'Abate. Subito dopo il battesimo, nel rito bizantino, c'è la
cerimonia della trichokuria (Gr. «
taglio dei capelli »): i capelli sono tagliati da quattro parti del capo per
indicare che il neofita è completamente donato a Dio. In Oriente, i chierici
ricevono ancora la tonsura prima degli Ordini minori, come fanno i monaci quando
entrano in monastero. Cf Accolito;
Chierico; Esorcismo; Lettore; Monachesimo; Ordine.
Torah
(Ebr.
« istruzione », « legge »). (inizio) Si
chiama così la legge che Dio ha dato a Mosè (Dt 1,5; 4,44) e che è contenuta
nel Pentateuco. La parola « Toràh »
può anche riferirsi all'insegnamento o all'autorità dei genitori (cf Prv 1,8;
3,1; 4,2). Può significare le istruzioni date dai sacerdoti in nome di Dio (Dt
17,11; 24,8; 33,10). Può anche indicare la legge che Dio scrive nel cuore degli
uomini (Ger 31,33; Mal 2,7). I Samaritani ritenevano come Bibbia soltanto il
Pentateuco. Questo indica quanto l'autorità della Toràh fosse (ed è) più grande di quella dei « Profeti » e degli
« Scritti » (= le altre parti della Bibbia ebraica). Cf Antico Testamento; Bibbia; Pentateuco; Sadducei.
Tradizionalismo. (inizio)Una
reazione contro il razionalismo e l'individualismo che erano stati promossi
dall'Illuminismo. Il tradizionalismo fu espresso nella sua forma classica da Félicité
Robert de Lamennais (1782‑1854) nei suoi quattro volumi: Essai
sur l'indifférence en matière de religion (Saggio sull'indifferenza in
fatto di religione). Altri che ebbero visuali simili furono: Louis de Bonald
(1754‑1840), Joseph de Maistre (1753‑1821), Louis‑Eugène‑Marie
Bautain (1796‑1867), Gerhard Casimir Ubaghs (1800‑1875) e Augustin
Bonnetty (1798‑1879). I tradizionalisti sostenevano che una rivelazione
era stata fatta all'umanità nelle sue origini e poi si era trasmessa in modo
ininterrotto nella storia successiva. Questa rivelazione sarebbe la fonte
autorevole delle nostre verità filosofiche, morali e religiose. De Lamennais
asseriva che il consenso comune attesta infallibilmente la rivelazione delle
origini. Il Concilio Vaticano I ripudiò l'affermazione dei tradizionalisti
secondo cui la conoscenza di Dio può venire solo mediante la rivelazione e il
nostro assenso di fede ad essa. Con la luce naturale della ragione, gli esseri
umani possono anche conoscere Dio (cf DS 3004‑3005, 3026; FCC
1.061‑1.064). Cf Fede; Fideismo;
Illuminismo; Razionalismo; Teologia naturale; Tradizione.
Tradizione
(Lat.
« trasmissione »). (inizio) È
il processo di tramandare (tradizione come atto) o di vivere l'eredità
tramandata (tradizione come contenuto). Mediante lo Spirito Santo (il portatore
invisibile della tradizione), l'intero popolo di Dio è stato coinvolto nel
tramandare nella memoria, nell'esperienza, nell'espressione e
nell'interpretazione l'autorivelazione fondante di Dio. Questa ha raggiunto la
sua pienezza con Cristo e nella comunità del NT. « Così la Chiesa, nella sua
dottrina, nella sua vita e nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le
generazioni tutto ciò che essa è, tutto ciò che essa crede » (DV 8). Con
l'identificare e l'unificare la Chiesa, la tradizione assicura la continuità
dalle sue origini al futuro. All'interno di tutto il Popolo di Dio, i vescovi e
altri hanno una responsabilità speciale come agenti visibili e interpreti della
tradizione. Le tradizioni particolari possono essere difettose nel comunicare il
vangelo e possono aver bisogno di riforme (cf Mc 7,1‑23; 10,2‑12).
Per gli Ortodossi, la tradizione, espressa soprattutto nel culto, è
indispensabile per comprendere qualsiasi problema. La recezione da parte della
Chiesa indica se un nuovo sviluppo è in linea con la tradizione. Cf
Deposito della fede; Rivelazione; Scrittura e Tradizione; Sensus fidelium; Sola
Scrittura.
Trascendentali
(Lat.
« cose che superano »). (inizio) Parola
usata dagli Scolastici per indicare quelle proprietà che appartengono ad un
essere in quanto essere e che così « trascendono » le categorie per
classificare le cose (per es., essenza, qualità, tempo e spazio). In ultima
analisi, si possono elencare sei trascendentali: a) la realtà; b) l'essere; c)
l'unità; d) la verità; e) la bontà; f) l'essere qualcosa. Un essere è tutto
questo appunto perché esiste. San Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274)
elenca solo tre trascendentali: l'unità, la verità e la bontà. Gli Scolastici
ne hanno spesso aggiunto un quarto (la bellezza), ma hanno avuto la tendenza a
dire che la bellezza è semplicemente il funzionamento armonioso dell'unità,
della verità e della bontà. Hans Urs von Balthasar (1905‑1988) ha invece
affermato la priorità del bello come prima via di Dio per attrarci in Gesù
Cristo. Cf Dòxa; Filosofia
trascendentale; Gloria; Scolastica; Teologia trascendentale; Trascendenza.
Trascendenza
(Lat.
« che supera »). (inizio) L'alterità
di Dio la cui esistenza « va oltre » l'universo e non si identifica con esso.
Cf Immanenza; Incomprensibilità,
Panteismo; Teologia naturale; Teologia apofatica.
Transfinalizzazione (Lat.
« cambiare di finalità »). (inizio) È
un termine usato da alcuni teologi per cercare di illustrare quello che avviene
nell'Eucaristia quando il pane ed il vino sono cambiati nel corpo e sangue di
Cristo. Invece di fare ricorso alla terminologia di sostanza e accidenti (che si
applica anche agli esseri sub‑razionali), essi vanno nel campo delle
relazioni interpersonali e fanno notare come la nostra esperienza umana cambia
quando qualcosa assume una finalità radicalmente nuova. Alcuni parlano anche di
una trans‑significazione (Lat.
« cambiamento di significato »), in quanto il pane ed il vino subiscono un
profondo cambiamento di significato, esprimendo Cristo che dona se stesso a noi.
Nel 1965, l'enciclica di Paolo VI Mysterium
Fidei (Lat. « Mistero della fede ») avverte che queste teorie possono al
massimo completare l'insegnamento tradizionale della Chiesa sulla
transostanziazione, ma su alcuni punti sembrano essere in contrasto con questo
insegnamento. Ci si può, infatti, chiedere: la « transfinalizzazione » e la
« trans‑significazione » indicano davvero un cambiamento del pane e del
vino che ci permette di confessare la presenza reale di Cristo? Cf Transostanziazione.
Transustanziazione
(Lat.
« cambiamento di sostanza »). (inizio) Il
cambiamento (mediante le parole della consacrazione eucaristica) della sostanza
del pane e del vino nel corpo e sangue di Cristo, mentre rimangono le specie del
pane e del vino. Il Concilio Lateranense IV (1215) usò il termine «
trans‑sostanziati » nella sezione eucaristica della sua professione di
fede (DS 802; cf 782, 1642, 1652; FCC 7.025, 9.089, 9.140, 9.150). Al tempo
della Riforma, Ulrich Zwinglio (1484‑1531) sostenne una visuale puramente
simbolica dell'Eucaristia, e negò qualsiasi cambiamento. Una simile visuale era
stata già anticipata da Berengario di Tours (circa 999‑1088) che
respingeva la transostanziazione e negava la presenza reale (DS 700; FCC 9.088).
Martin Lutero (1484‑1531) sostenne che, mentre rimangono le sostanze del
pane e del vino, il corpo ed il sangue di Cristo si fanno presenti per il
credente. Questa teoria è chiamata consostanziazione
(Lat. « con il pane »). Nel suo insegnamento sull'Eucaristia, il Concilio
di Trento ribadì la fede secondo cui, mediante la consacrazione, il pane e il
vino sono transostanziati nel corpo e nel sangue di Cristo e vanno perciò
adorati (DS 1651‑1654, 1356; FCC 9.149‑9.152). La Chiesa Ortodossa
greca usa il termine metabolè (Gr. « cambiamento »), o metousíois (Gr. « cambiamento di essenza »), anziché il termine
« transostanziazione ». Però, l'unica vera divergenza con la Chiesa Cattolica
riguarda il momento della consacrazione. Cf Accidente;
Concilio di Costanza; Concilio Lateranense IV; Consacrazione; Epìclesi;
Eucaristia; Presenza reale; Zwinglianismo.
Trasfigurazione. (inizio)L'episodio
nella vita di Cristo in cui salì su un monte (probabilmente il monte Tabor
vicino a Nazaret) con Pietro, Giacomo e Giovanni e fu visto da essi radiante di
gloria e in compagnia di Mosè ed Elia (Mt 17,1‑9; Mc 9,2‑10; Lc
9,28‑36; 2 Pt 1,16‑19). Mosè ed Elia rappresentavano,
rispettivamente, la legge e i profeti ed entrambi avevano visto la gloria di Dio
(cf Es 24,12‑18; 33,7‑23; 34,29‑35; 1 Re 19,1‑18). Nella
mistica orientale, la « luce del Tabor » divenne sinonimo dell'esperienza più
profonda che trasforma completamente il nostro essere dopo l'ardua salita sul
monte (la nostra ascetica). Comunque, la nota predominante èera non lo sforzo
indispensabile, ma la gloria di Dio sempre più grande che diviene nostra se noi
lasciamo che Dio cambi il nostro essere (2 Cor 3,18). In questa assimilazione
alla gloria di Dio mediante la purificazione (cf 1 Gv 3,2), il mistico bizantino
san Gregorio Palamas (circa 1296‑1359) vide all'opera le energie di Dio.
La festa della Trasfigurazione illumina Cristo stesso, il Figlio di Dio per
natura, la cui eterna gloria rivelata attraverso la sofferenza sostiene nel
tempo il pellegrinaggio cristiano in cammino verso Dio. Almeno a partire dal IV
secolo, i Greci celebravano questa festa, che venne largamente adottata in
Oriente verso l'anno mille. Il papa Callisto III fece della Trasfigurazione una
festa della Chiesa universale per ringraziare Dio della vittoria sui Turchi a
Belgrado il 6 agosto 1456. Cf Dòxa;
Esicasmo; Mistica; Palamismo; Teologia.
Trasmigrazione delle anime.
(inizio) Cf Reincarnazione.
Tre capitoli
(I). (inizio) Tre
autori, accusati di essere favorevoli al nestorianesimo e condannati postumi da
Giustiniano I verso il 534. Egli lo fece come gesto di buona volontà verso
l'opposizione monofisita contraria al Concilio di Calcedonia (451). La condanna
colpì le opere e la persona di Teodoro di Mopsuestia (circa 350‑428), gli
scritti che Teodoreto, vescovo di Ciro (circa 393 ‑ circa 466), aveva
diretto contro san Cirillo di Alessandria (morto nel 444) e la lettera che Iba
vescovo di Edessa (vescovo dal 435 al 449) aveva mandato nel 433 a Mari, vescovo
di Hardascir in Persia. Sebbene fosse stato convocato a Costantinopoli nel 547,
il papa Vigilio rifiutò dapprima di sottoscrivere la condanna. Nel suo Iudicatum
del 548, egli condannò le proposizioni di Teodoro, che era morto in pace
con la Chiesa, solo in quanto potevano prestarsi ad una interpretazione
nestoriana contro Calcedonia. Soprattutto, papa Vigilio rifiutò di acconsentire
ad una condanna postuma. Quando fu convocato un concilio ecumenico, il
Costantinopolitano II (553), il papa finì per firmare la condanna. Questa
condanna dei « tre Capitoli » portò l'Occidente ad un grave scisma che fu
sanato solo verso il 689. Per quanto infelici siano state le circostanze, questo
modo insolito di censurare può comunque essere interpretato come una garanzia
che non c'è nulla nella dottrina della Chiesa che possa legittimare l'errore
nestoriano. Cf Concilio di Calcedonia; Concilio Costantinopolitano II; Monofisismo;
Nestorianesimo.
Trentanove articoli (I). (inizio)Sono
un elenco di proposizioni dottrinali adottate dalla Chiesa d'Inghilterra nel
1571. Su problemi controversi, la posizione anglicana si distingue, da una
parte, dal Cattolicesimo e, dall'altra, dal Protestantesimo continentale. Questi
Articoli, che si prestano spesso ad interpretazioni alquanto divergenti,
rimangono una testimonianza importante della fede della Comunione anglicana. Cf Comunione
anglicana.
Cf Concilio di Trento.
Tre teologi (I). (inizio)Quelli che in Oriente sono ritenuti
i teologi per eccellenza: san Giovanni Evangelista, san
Gregorio Nazianzeno (329‑389) e san Simeone il nuovo teologo
(949‑1022). a)
Il Vangelo di Giovanni è una contemplazione orante della gloria di Dio rivelata
e sperimentata in Cristo, Figlio di Dio (Gv 20,31). Il Vangelo di Giovanni è il
più profondo dei quattro Vangeli. L'autore del quarto Vangelo è stato
tradizionalmente identificato con Giovanni, figlio di Zebedeo (cf Gv 21,2) e col
discepolo « che Gesù amava » (Gv 13,23; 19,26‑27; 20,2‑8;
21,7.20‑24). b)
San Gregorio Nazianzeno partecipò al secondo concilio ecumenico, il
Costantinopolitano I (381). Divenne vescovo di Costantinopoli durante il
concilio, ma qualche tempo dopo rassegnò le dimissioni e si ritirò a Nazianzo,
nella Cappadocia. I suoi scritti comprendono: « Cinque orazioni teologiche »,
in cui difese la divinità dello Spirito Santo; molti poemi e varie lettere
contro l'apollinarismo. c)
San Simeone il nuovo Teologo (949‑1022) dopo essere entrato nel monastero
costantinopolitano di Studios, lasciò quella che secondo lui era una comunità
di religiosi rilassati per farsi monaco e per venticinque anni fu superiore del
monastero di san Mammas, esso pure a Costantinopoli. Considerato il più grande
teologo mistico della Chiesa bizantina, diede un contributo originale nel modo
con cui comunicò le proprie esperienze di Dio in inni e poesie basati sul tema
della deificazione. Cf
Apollinarismo; Concilio Costantinopolitano I; Deificazione; Dottore della
Chiesa; Filocalìa; Padri Cappadoci; Teologia giovannea.
Triduo pasquale
(Lat.
« tre giorni »). (inizio) Celebrazioni
liturgiche che iniziano con la Messa vespertina del Giovedì Santo e finiscono
coi Vespri della Domenica di Pasqua. La Messa del Giovedì Santo ricorda
l'ultima Cena di Cristo e l'istituzione dell'Eucaristia. Il Venerdì Santo, dopo
la lettura della Passione di Cristo secondo san Giovanni, si tengono preghiere
speciali per il mondo intero; segue l'adorazione della Croce e la cosiddetta «
Messa dei presantificati », in cui non c'è la consacrazione, ma vengono
distribuite ostie già consacrate. Il Sabato Santo, dopo il tramonto del sole,
si celebra la Veglia Pasquale che festeggia la risurrezione di Cristo e la
nostra morte e risurrezione con lui nel battesimo. Un ufficio della luce e la
benedizione del Cero pasquale introduce una serie di letture bibliche che
ricapitolano l'intera storia della salvezza dalla creazione alla risurrezione.
Poi, vengono battezzati i catecumeni eo l'intera comunità rinnova le promesse
battesimali prima che venga celebrata l'Eucaristia. Cf Catecumeni; Messa dei Presantificati; Mistero pasquale; Risurrezione;
Settimana Santa. Trinità immanente. (inizio)Il
mistero assoluto delle tre Persone divine nella loro vita eterna. Attraverso l'economia
o storia della salvezza, cominciata nell'AT e giunta a pienezza nel NT con
l'incarnazione del Figlio di Dio e con l'invio dello Spirito Santo, il Dio uno e
trino si è rivelato. Così, dalla Trinità « economica
» possiamo risalire alla Trinità « immanente
» Cf Economia; Teologia trinitaria. Triodion (Gr. « tre odi »). (inizio)Il
libro del proprio delle stagioni della liturgia bizantina per l'ufficio divino
dalla quarta domenica prima della Quaresima fino al Sabato Santo compreso.
Durante questo periodo, normalmente si cantano a Mattutino solo tre odi o canti,
anziché i soliti nove. Cf Cantillazione;
Ottoeco; Quaresima.
Trisagio
(Gr.
« tre volte santo »). (inizio) Un
antico ritornello (« Santo Dio! Santo potente! Santo immortale! Abbi pietà di
noi! ») che sottolinea la santità di Cristo, la sua potenza e immortalità
contro coloro che vorrebbero attribuire la sofferenza alla sua natura divina. In
affetti troviamo il primo (documentabile) uso del Trisagio nel Concilio di
Calcedonia (451) che accuratamente distingue in Cristo la natura divina da
quella umana, ma senza separarle (DS 302; FCC 4.012). Poi, gli avversari del
Concilio, guidati a quanto pare da Pietro il Fullone (morto nel 488), «
monofisita », patriarca di Antiochia, aggiunsero all'inno, dopo « Immortale »,
le parole: « che fosti crocifisso per noi ». I sostenitori del Concilio di
Calcedonia reagirono col rivolgere il trisagio alla Trinità, anziché a Cristo.
Con o senza l'aggiunta, la preghiera si trova in tutte le liturgie antiche, di
solito nel rito di introduzione. Fino a tempi recenti, nel rito latino, il
Trisagio era cantato in latino e in greco durante l'adorazione della croce il
Venerdì Santo. Cf Aftartodocetismo;
Concilio di Calcedonia; Controversia teopaschita; Monofisismo.
Cf Sinodo trullano.
Tubinga e le sue scuole. (inizio)Sono
orientamenti abbastanza differenti in teologia che vennero a identificarsi con
l'Università di Tubinga. Nel fondare questa Università nel 1477, il conte
Eberhard di Württemberg fu aiutato dallo Scolastico Gabriele Biel (circa
1420‑1495), il cui nominalismo influì notevolmente su Martin Lutero
(1483‑1546). Nel 1534‑1535, la facoltà di teologia divenne
protestante. Il braccio destro di Lutero, Filippo Melantone (1497‑1560),
aveva studiato a Tubinga. Qualche secolo dopo vi studiarono Giorgio Guglielmo
Federico Hegel (1770‑1831) e Federico Guglielmo Giuseppe von Schelling
(1775‑1854). Tra
il 1573 e il 1581 tre teologi luterani, Jacob Andreae, Lukas Osiander e Jakob
Heerbrand, come anche lo studioso greco Martin Crusius, tutti dell'università
di Tubinga, mantennero una corrispondenza col patriarca ecumenico Geremia II di
Costantinopoli, al quale mandarono una
traduzione greca della Confessione di Augusta nel 1573‑1574.
Nonostante un'accoglienza amichevole del patriarca, non fu raggiunto nessun
accordo. All'inizio
del XIX secolo, Ferdinand Christian Baur (1792‑1860) fondò una rinnovata
« Scuola di Tubinga » che comprendeva Adolf Hilgenfeld (1823‑1907),
Albert Schwegler (1819‑1857) e David Friedrich Strauss (1808‑1874).
Applicando alla storia e alla teologia cristiana la dialettica hegeliana dello
sviluppo (tesi ‑ antitesi ‑
sintesi), Baur affermò che nel cristianesimo primitivo la dialettica della
corrente ebraica di Pietro e quella « gentile » di Paolo erano state
sopraffatte nel secolo II dall'emergere del cattolicesimo. La scuola di Baur
declinò dopo la partenza di Albrecht Ritschl (1822‑1889) e di Adolf von
Harnack (1851‑1930). Una « scuola cattolica di Tubinga » emerse quando
una facoltà cattolica di teologia vi si stabilì proveniete da Erlangen nel
1819. Il primo periodo annoverò personaggi importanti come Johann Sebastian
Drey (1777‑1853), Johann Baptist Hirscher (1788‑1853), che andò a
Friburgo nel 1837, e Johann Adam Möhler (1796‑1838). Nel secondo periodo
della scuola cattolica di Tubinga incontriamo Johann Evangelist Kuhn
(1806‑1887), Franz Anton Staudemeier (1800‑1856), che andò poi a
Friburgo, e Karl Joseph Hefele (1809‑1893), il famoso storico dei concili
e vescovo di Rottenburg. Un terzo periodo fu contraddistinto dall'insegnamento
di Paul Schanz (1841‑1905), Franz Xaver Funk (1840‑1907), Karl Adam
(1876‑1966) e Josef Rupert Geiselmann (1890‑1970). Mentre i
programmi erano differenti, i temi comuni comprendevano il Regno di Dio, la
tradizione dinamica, la Chiesa come organismo e lo studio critico della storia.
Attraverso l'influsso di Johannes Michael Sailer (1751‑1832), questi
teologi cattolici di Tubinga riuscirono a superare l'Illuminismo col «
battezzarlo ». Dopo il Concilio Vaticano II, è difficile parlare ancora di «
scuole » di Tubinga. Però tra i docenti famosi di Tubinga c'è da ricordare
Joseph (poi Cardinale) Ratzinger (nato nel 1927), Hans Küng (nato nel 1928), e
Walter Kasper (nato nel 1933), divenuto vescovo di Rottenburg. Tra i docenti
protestanti famosi c'è da ricordare Gerhard Ebeling (nato nel 1912), Eberhard Jüngel
(nato nel 1934), Ernst Käsemann (nato nel 1906) e Jürgen Moltmann (nato nel
1926). Cf Confessione di Augusta;
Illuminismo; Scuole di teologia.
U Cf Onnipresenza.
Ufficio di divino
(Lat.
« dovere », « servizio »). (inizio) È
la Liturgia delle Ore, o preghiere ufficiali (specialmente i Salmi), usata da
presbiteri, religiosi e altri (SC 83‑101). In questa pratica cristiana,
derivata dall'usanza ebraica di pregare in certe ore fisse del giorno o della
notte, la Chiesa loda Dio e intercede per la salvezza del mondo. L'Ufficio
divino era chiamato « opus Dei »
(Lat. « lavoro di Dio ») da san Benedetto di Norcia (circa 480 ‑ circa
550). Cf Acemeti; Breviario; Liturgia
delle Ore. Ufficio pastorale. (inizio) Il
ministero del clero, come pastori a servizio del Popolo di Dio. Il termine può
essere applicato a coloro ai quali il vescovo ha affidato un ministero
particolare, come l'istruzione religiosa, la pastorale familiare, ecc. Cf
Clero; Giurisdizione; Laico; Ministero.
Ultramontanismo
(Lat.
« oltre le montagne »). (inizio) Nome
dispregiativo usato dai Gallicani per indicare coloro che accentuavano l'autorità
del papa e cercavano tutte le soluzioni « al di là delle Alpi », cioè, a
Roma. Gli Ultramontani reagivano contro movimenti come il Febronianesimo, il
Gallicanesimo e il Giansenismo i quali, sia pure in modi differenti, sostenevano
la giurisdizione delle Chiese locali contro l'autorità centrale di Roma.
Esponenti ultramontanisti furono: Joseph de Maistre (1753‑1821), Félicité
Robert de Lamennais (1782‑1854) per una parte della sua vita, Louis
Veuillot (1813‑1883), il cardinale Nicola Wiseman (1802‑1865),
arcivescovo di Westminster, il suo successore il cardinale Enrico Edoardo
Manning (1802‑1892) e William George Ward (1812‑1882). La
restaurazione dei Gesuiti nel 1814, le rivoluzioni sconvolgenti del 1830 e del
1848, il lungo pontificato di Pio IX (1846‑1878) ed altri fattori
portavano molti a cercare l'autorità come risposta a quasi tutti i problemi. Il
movimento ultramontanista culminò con la definizione dell'infallibilità
pontificia proclamata dal Concilio Vaticano I; nel 1870 (cf DS 3065‑3075;
FCC 7.190‑7.199). Tuttavia i termini precisi della definizione criticavano
implicitamente le esagerazioni del movimento. Con il suo insegnamento sulla
collegialità di tutti i vescovi con e sotto il papa, il Concilio Vaticano II
(1962‑1965) diede una visuale più equilibrata dell'autorità papale (LG
22‑25). Cf Chiesa; Concilio Vaticano
I, Concilio Vaticano II; Febronianesimo; Gallicanesimo; Giansenismo;
Tradizionalismo.
Umanesimo. (inizio)Qualsiasi
movimento che valorizzi l'intelletto, la libertà e la dignità degli esseri
umani nonché la loro capacità di imparare e di migliorare l'intera loro
situazione culturale. La riscoperta della cultura classica ispirò l'umanesimo
del Rinascimento. I suoi « leaders » tipici, mentre erano spesso critici
riguardo alla Chiesa e alla società, potevano essere devoti e religiosi:
Lorenzo Valla (circa 1406‑1457), Pico della Mirandola (1463‑1494),
Erasmo di Rotterdam (1469‑1536) e san Tommaso Moro (1478‑1535). Gli
umanisti recenti sono stati spesso non credenti (GS 7, 56), ritenendo gli uomini
assolutamente autonomi e « misura di tutte le cose ». Tuttavia, un nuovo
umanesimo che cerchi responsabilmente di costruire un mondo migliore basato
sulla verità e sulla giustizia (GS 55) è pienamente conciliabile con la fede
cristiana. Cf Antropologia; Ateismo;
Autonomia; Riforma (La).
Uniati. (inizio)Si
dà questo nome ai Ruteni che, nel Sinodo di Brest‑Litovsk nel 1596,
accettarono la piena comunione con Roma. Il termine, usato spesso in senso
dispregiativo, fu poi esteso agli altri cristiani orientali uniti a Roma. Gli
Ortodossi considerano spesso i Cattolici di rito orientale come un ostacolo
infido sulla via verso l'unica Chiesa voluta da Cristo e denunciano casi che
secondo loro sono falso proselitismo anziché
reale ecumenismo. Comunque, nel dialogo teologico ufficiale con gli Ortodossi
Orientali, esiste una sottocommissione riguardante i cattolici orientali di rito
bizantino il cui scopo è quello di studiare questo problema del proselitismo e
dell'uniatismo. I Cattolici Orientali partecipano a questo dialogo a parte
piena. Cf Chiese Orientali; Cristianità
armena; Maroniti; Melkiti; Proselitismo; Ruteno. Unione ipostatica. (inizio) L'unione
tra la piena divinità e umanità in una persona (divina) di Gesù Cristo. Ciò
avvenne quando « il Verbo si fece carne » (Gv 1,14; cf DS 252‑263;
301‑302; FCC 4.012). Cf
Apollinarismo; Arianesimo; Monofisismo; Nestorianesimo.
Unitarianismo. (inizio)Si
chiama così quella teoria che nega la divinità del Figlio e dello Spirito
Santo e che confessa un rigido monoteismo ammettendo una sola persona divina.
Sebbene vari dubbi siano sorti ripetutamente nella storia primitiva del
cristianesimo circa la divinità del Figlio e dello Spirito Santo, tuttavia
l'unitarianismo è in realtà un'eresia moderna, sviluppata da Martino Cellario
(1499‑1564), Michele Serveto (1511‑1553) e Fausto Socini
(1539‑1604). Negli Stati Uniti, il prestigio intellettuale
dell'unitarianismo provenne da personaggi come William Ellery Channing
(1780‑1842), Ralph Waldo Emerson (1803‑1882) e dal riformatore della
scuola di teologia di Harvard, Charles W. Eliot (1869‑1909). Gli
Unitariani non hanno un credo formale.
Sono calati di numero, in quanto molti sono divenuti agnostici o sono tornati
alle forme principali del cristianesimo. Cf
Adozionismo; Arianesimo; Monarchianismo; Monoteismo; Pneumatomachi;
Socinianesimo; Subordinazionismo; Teologia trinitaria.
Universali. (inizio)Concetti
generali come rosa, casa, giustizia, creatura. Con una forma di realismo
esagerato, Platone (427‑347 a.C.) affermò che le forme o idee eterne e
sussistenti in un mondo più alto servono da modelli per i termini universali
che noi applichiamo alle cose individuali nel nostro mondo mutevole e visibile.
La visuale opposta è quella di Guglielmo di Occam (circa 1285‑1347) e di
Gabriele Biel (circa 1420‑1495), secondo cui solo gli esseri singoli sono
reali; i termini universali sono invece convenienze più o meno arbitrarie. Il
realismo moderato di san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274) sostiene che i
concetti generali esistono nella nostra mente, ma sono fondati sulla natura
reale delle cose. Cf Filosofia;
Nominalismo; Platonismo; Tomismo.
Universalismo. (inizio)Convinzione
sorta dopo l'esilio di Babilonia secondo cui attraverso Israele la salvezza di
Dio era offerta a tutte le nazioni (Is 42,6; 49,6; 52,10; cf Giona; Lc
2,30‑32; Gv 8,12). « Universalismo » si riferisce anche a quella ipotesi
secondo cui alla fine tutti gli esseri umani saranno salvati. Cf Apocatàstasi; Inferno; Israele; Salvezza. Univocità (Lat. « una sola voce »). (inizio) L'essere
predicato di soggetti differenti, compreso Dio, esattamente allo stesso modo.
Siccome questo procedimento può comportare che non ci sia nessuna differenza
essenziale tra Dio e le creature, la conseguenza verrebbe ad essere il monismo
in filosofia e il panteismo in teologia. Cf
Analogia; Equivocità; Monismo; Panteismo.
Unzione. (inizio)Azione
di ungere o versare olio su persone (o alle volte anche su cose) per cambiarle e
stabilirle in un nuovo rapporto con Dio e con la comunità. L'AT parla di re,
sacerdoti e profeti unti e perciò investiti dello Spirito di Dio (cf Es
29,22‑30; 30,25; 1 Sam 10,1; Sal 2,2; 20,7; Is 45,1). I cristiani ungono
con olio gli infermi, coloro che vengono battezzati, cresimati, ordinati
sacerdoti (in Occidente) o intronizzati re. Cf
Confermazione; Crisma; Messia.
Unzione degli infermi. (inizio)È
il nome nuovo che ha sostituito quello di « Estrema Unzione » dopo la riforma
liturgica del Concilio Vaticano II. Come sacramento, richiama il servizio agli
infermi del NT (cf Mc 6,13; Gc 5,14‑15) ed esprime l'intera solidarietà
della Chiesa verso i malati, gli anziani e i moribondi, mettendoli in grado di
attingere la guarigione spirituale e fisica dalla vittoria di Cristo sulla
malattia e sulla morte (DS 1694‑1700; FCC 9.274‑9.280). In
Occidente, questo sacramento è amministrato da un solo sacerdote, mentre in
Oriente, da parecchi. Cf Sacramento.
V
Valdesi. (inizio)Membri
di un movimento di rinnovamento che ebbe inizio nel XII secolo e finì per
diventare una Chiesa con un credo calvinista. Nel 1174, un ricco mercante di
Lione, Pietro Valdo (morto prima del 1219), dopo aver sentito l'invito di Cristo
al giovane ricco (Mt 19,21), distribuì le sue ricchezze ai poveri e cominciò a
predicare il vangelo nel Sud della Francia. Con frequenti attacchi sulla
mondanità della Chiesa, Valdo e i suoi seguaci provocarono costanti urti. Dopo
il fallimento del Concilio Lateranense III (1179) di riportarli all'unità,
furono scomunicati nel Concilio di Verona (1184). La loro rinuncia a qualsiasi
uso di violenza, il loro rifiuto di fare giuramenti (DS 913), la predicazione
senza l'approvazione ufficiale della Chiesa (cf DS 809) scavarono un fosso
troppo ampio per poterlo colmare. Nel 1207, Innocenzo III bandì una crociata
contro gli Albigesi che colpì anche le basi dei Valdesi nel Sud della Francia.
Molti Valdesi emigrarono in Spagna, Germania, Boemia, Polonia, Savoia e
Piemonte. I Valdesi che ritornarono alla Chiesa Cattolica nel 1207 dovettero
fare una professione di fede che riguardava i problemi discussi (cf DS
790‑797; FCC 3.009; 7.055‑7.56). I Valdesi italiani cercarono un
contatto con la Riforma protestante nel Sinodo di Chanforans (1532) e adottarono
la confessione di fede calvinista. Dopo il massacro di Valdesi nel 1655, pianti
da John Milton nella sua poesia: « Sul recente massacro in Piemonte », alcuni
comuni di montagna ottennero il permesso di praticare liberamente la loro
religione. Dopo il 1848, godettero di una vera libertà politica e religiosa.
Nel 1922, istituirono la loro Facoltà di teologia, proprio nelle vicinanze del
Vaticano. Sono una Chiesa di circa trentamila aderenti e costituiscono in Italia
il gruppo protestante più forte. Cf
Calvinismo; Hussiti; Protestante; Riforma.
Valentiniani. (inizio)Seguaci
di Valentino che fondò una delle sètte gnostiche più importanti nel II
secolo. Pare che sia nato in Egitto e che abbia guidato gli Gnostici di
Alessandria prima di venire a Roma verso il 135. Vi stette per circa vent'anni e
ad un certo punto sperò di divenire vescovo di Roma. Insegnò un sistema
complicato di eoni che originariamente formavano il pleroma.
Più tardi, mediante la syzigies (Siriaco
« accoppiare », « unire in matrimonio »), la dèa Sophia ed uno degli eoni
inferiori diedero origine al Demiurgo o creatore dell'universo, identificato con
il Dio (cattivo) dell'AT. Questo sistema fu combattuto energicamente da
sant'Ireneo di Lione (circa 130 ‑ circa 200) (cf anche DS 1341). Cf
Demiurgo; Dualismo; Gnosticismo; Marcionismo; Platonismo; Pleroma.
Validità
(Lat. « forte », « efficace »). (inizio) Termine
divenuto comune nella Chiesa col Concilio di Trento (DS 1809; FCC 9.356) e col
papa Benedetto XIV (1675‑1758, papa dal 1740). Riguarda le condizioni che
vanno osservate perché un atto sia efficace, anche nel Diritto Canonico (cf CIC
124). I sacramenti, per esempio, oltre ad essere primariamente segni dell'amore
fedele di Cristo, hanno i loro elementi essenziali e perciò possono essere
validi o invalidi. Una condizione per ricevere validamente un sacramento è di
essere innanzitutto battezzati (CIC 842). L'invalidità è sinonimo di nullità;
un atto invalido può essere descritto come nullo e vuoto. La recezione valida
di un sacramento significa il suo valore; la recezione fruttuosa significa che
la grazia è impartita o accresciuta. Un cristiano che si sposa secondo le
condizioni richieste dalla Chiesa, ma lo fa in stato di peccato mortale, è
sposato validamente ma non ha (ancora) ricevuto la grazia del sacramento. Cf
Forma del matrimonio; Grazia; Impedimenti del matrimonio; Peccato; Sacramento.
Vangeli apocrifi. (inizio)Scritti
cristiani che vanno dal II al IV secolo e che hanno l'intento di completare e di
rivedere quello che dicono i vangeli canonici sulla nascita di Gesù, sulla sua
vita, dottrina, morte e risurrezione. Comprendono « il Vangelo di Giacomo »,
« il Vangelo di Pietro », « il Vangelo di Tommaso », e « il Vangelo di
Verità ». Cf Vangelo. Vangeli dell'infanzia. (inizio)Si
chiamano così alcune opere apocrife come il Libro,
o Protovangelo di Giacomo, e il Vangelo
dell'infanzia di Tommaso, che inventano miracoli e altri particolari per
narrare, spesso in modo fantastico, la storia della nascita e dell'infanzia di
Gesù. Questi libri, non canonici, vanno distinti dai racconti dell'infanzia dei
Vangeli di Matteo (1,1-2,23) e di Luca (1,5-2,52). Sebbene ci siano differenze
nei particolari, Matteo e Luca sono tuttavia concordi nell'affermare che, dopo
essere stato concepito verginalmente per opera dello Spirito Santo, Gesù nacque
da Maria a Betlemme. La sua venuta diede compimento alla preparazione dell'AT e
portò la rivelazione salvifica a tutti i popoli della terra (Mt 2,1‑12;
Lc 2,30‑32). Cf Apocrifi;
Concepimento verginale di Gesù; Protovangelo.
Vangeli Sinottici
(Gr.
« veduta simultanea »). (inizio) Sono
i Vangeli di Matteo, Marco e Luca che sono spesso strettamente paralleli fra di
loro come contenuto e fraseologia. Il termine viene da uno studioso protestante
Jakob Johann Griesbach (1745‑1812) che pubblicò i tre Vangeli su colonne
parallele in modo che si potessero cogliere con una veduta simultanea le loro
grandi convergenze e le loro piccole divergenze. Per spiegare il loro ovvio
rapporto letterario, la maggior parte degli studiosi contemporanei accettano la
teoria delle « Due Fonti » secondo cui Marco scrisse per primo. Poi, Matteo e
Luca si basarono su Marco e su una raccolta di detti di Gesù (Q o Quelle),
avendo così due fonti distinte. Cf
Quelle.
Vangelo
(Gr. Buona novella »). (inizio) Il
messaggio o la proclamazione che il Regno di Dio è a portata di mano (Mc
1,14‑15) e che Gesù è effettivamente rivelato come il Figlio di Dio e il
nostro Salvatore mediante la sua risurrezione dai morti (Rm 1,3‑4; 1 Cor
15,1‑11). Questo lieto annuncio porta la salvezza a chiunque crede (Rm
1,16), riassume il messaggio di san Paolo (Gal 1,11) e invita al sacrificio
personale (Mc 8,35; 10,29). Nel II secolo, la parola « Vangelo » divenne il
titolo per indicare i quattro libri del NT che trattano dell'insegnamento,
attività, morte e risurrezione di Gesù: si ha così il Vangelo secondo Matteo,
il Vangelo secondo Marco, il Vangelo secondo Luca, il Vangelo secondo Giovanni.
Cf Evangelismo; Vangeli apocrifi.
Cf Concilio vaticano.
Vecchia ortodossia protestante. (inizio)La
fedeltà ai punti di fede cristiani che provengono dalla Scrittura e dalla
Chiesa primitiva e che fu sostenuta dalle Chiese principali della Riforma nel
secolo XVI e XVII. Cf Calvinismo;
Luteranesimo; Neo‑ortodossia; Protestante; Riforma (La).
Vecchi cattolici. (inizio)Quei
cattolici che lasciarono la Chiesa Cattolica romana per vari problemi pur
conservando parecchio della stessa tradizione. Il gruppo più importante è
quello di lingua tedesca che si staccò dalla Chiesa per protestare contro i
dogmi dell'infallibilità e del primato pontificio proclamati nel Vaticano I nel
1870 (DS 3050‑3075; FCC 7.176‑7.199). Questo gruppo si sentì
incoraggiato a comportarsi così da un prete bavarese, storico della Chiesa,
Johann Joseph Ignaz von Döllinger (1799‑1890). Nel 1889, la Chiesa
giansenista di Utrecht, che si era staccata da Roma nel 1724, si unì ai Vecchi
Cattolici. Nel 1932, i Vecchi Cattolici entrarono in piena comunione con la
Chiesa d'Inghilterra. Cf Concilio Vaticano
I; Giansenismo; Giurisdizione; Infallibilità; Papa.
Vecchi credenti. (inizio)Quei
Russi, specialmente contadini, che rifiutarono le riforme (principalmente
liturgiche) di Nikon, patriarca di Mosca (1605‑1681). Scomunicati nel 1667
come Raskolniki (= scismatici), furono perseguitati dallo Stato, specialmente
sotto Pietro il Grande (1672‑1725). Il loro capo, l'arciprete Avvakum, fu
bruciato sul rogo (1682). Siccome nessun vescovo si unì a loro, i Vecchi
Credenti si divisero in due gruppi: quelli che cercarono di avere sacerdoti
dalla loro parte e coloro che cercarono di sopravvivere senza di loro. Nel 1846,
un vescovo deposto, Ambrogio di Bosnia, si unì a loro e il riconoscimento dello
Stato avvenne nel 1881. Cf Calendario
gregoriano.
Venerazione dei santi. (inizio)Devozione
che si manifesta verso persone defunte di santità eminente, cercando di
imitarne la vita e di ottenere la loro intercessione presso Dio. I Santi sono
venerati in un modo speciale dalla Chiesa Cattolica e da quella Ortodossa (UR
15), e, in una estensione minore, dalla Comunione Anglicana, in particolare a
partire dal Movimento di Oxford. Gli Ebrei trassero ispirazione da grandi
personaggi della storia del loro passato (Sir 44,1-50,21; cf 2 Mac
15,12‑16). Questo tema è ripreso dalla Lettera agli Ebrei che elenca
molti eroi e eroine della fede (Eb 11,1-12,1). I primi cristiani veneravano la
Beata Vergine Maria e i martiri. Origene (circa 185 ‑ circa 254) fu il
primo a riflettere seriamente sulla devozione ai Santi. I primi non martiri
venerati furono sant'Antonio Abate (circa 251‑356) e san Martino di Tours
(morto nel 397). Il Concilio di Nicea II (787) contro gli iconoclasti d'Oriente,
e quello di Trento (1545‑1563), contro l'iconoclasmo protestante,
affermarono l'importanza di venerare i Santi. Gli altari vengono consacrati
soltanto dopo che sono state fissate in essi reliquie di Santi. Nella Chiesa
Orientale, la liturgia eucaristica è celebrata sull'antimension:
è un pezzo di panno che contiene reliquie e che è posto sull'altare; compie
una funzione analoga al corporale
latino (panno inamidato su cui sono posti il calice e la patena). Cf Beatificazione;
Canonizzazione; Comunione dei Santi; Concilio di Nicea II; Concilio di Trento;
Iperdulìa; Martire; Miracolo; Movimento di Oxford; Pellegrinaggio; Reliquie;
Santo. Verginità. (inizio)Uno
stato di astensione dal matrimonio e dai rapporti sessuali. Fin dal tempo della
Chiesa delle origini, comunità maschili e femminili hanno praticato una vita di
verginità consacrata, alla sequela di Cristo, vivendo un programma di preghiera
costante, servendo i bisognosi e agendo come un segno del regno finale di Dio
(cf LG 42; PC 12, OT 10; CIC 604). Cf
Bogomili; Castità; Catari; Celibato; Encratiti; Monachesimo; Vita religiosa.
Verità. (inizio)Una
caratteristica (a) della conoscenza, (b) dell'essere, (c) dell'attività.
a) La conoscenza è vera quando i giudizi di uno sono logicamente
coerenti e corrispondono al modo con cui sono le cose.
b) Ogni realtà è vera, in quanto è intrinsecamente conoscibile e
conosciuta da Dio.
c) Le nostre parole e azioni sono vere quando attestiamo fedelmente ciò
che noi conosciamo, viviamo secondo ciò che crediamo e troviamo le nostre
teorie verificate dalle loro conseguenze pratiche.
La parole ebraica per verità (emeth)
è affine a amen e indica fedeltà vissuta. Dio è chiamato « ricco di grazia (hesed)
e di fedeltà » (Es 34,6; cf Sal 117,2); è un ritornello dell'AT che
riecheggia in Gv quando descrive il Verbo fatto carne « pieno di grazia e di
verità » (Gv 1,14). Come perfetta rivelazione del Padre, Cristo è la
verità (Gv 14,6). Il suo Santo Spirito ci « guiderà alla verità tutta
intera » (Gv 16,13). I credenti sono resi liberi per « fare » la verità (Gv
3,21; 8,32). Mentre la filosofia intende la verità come una proprietà (della
conoscenza, della realtà e dell'attività), il NT intende la verità in un modo
profondamente personale che riguarda Cristo, lo Spirito Santo e i credenti. Cf
Hesed; Rivelazione; Spirito Santo; Trascendentali.
Vescovo
(Gr.
« epìskopos », « ispettore »). (inizio) Uno
che è stato ordinato nella pienezza del sacerdozio e che ha l'incarico di
guidare una Chiesa particolare, o diocesi, con l'insegnamento, la cura pastorale
e il ministero liturgico. Come successore degli Apostoli, condivide con l'intero
corpo o collegio dei vescovi la responsabilità dell'intera Chiesa (cf LG
22‑23). Conferisce i sacri Ordini, e, in Occidente, è il ministro
ordinario della Confermazione; la benedizione degli olii sacri è a lui
riservata (cf CIC 375‑430) Cf Cattedra;
Collegialità; Conferenza episcopale; Diocesi; Giurisdizione; Ordinario;
Sacramento; Successione apostolica.
Vespri
(Lat.
« stella della sera »). (inizio) Canto
o preghiera della sera nella Liturgia delle Ore. Nella riforma del 1970, i
Vespri di rito latino hanno la seguente struttura:
a) un versetto introduttorio;
b) un inno che corrisponde al giorno, o alla festa o al periodo
liturgico;
c) tre salmi, uno dei quali è sostituito alle volte da un cantico
biblico;
d) una breve lettura tolta dalla Scrittura;
e) un breve inno responsoriale;
f) il Cantico di Maria, ossia il Magnificat
(Lc 1,46‑55);
g) le Intercessioni, seguite dal Padre
nostro e dalla Colletta del giorno;
h) la benedizione finale.
Nel rito bizantino, la preghiera della sera è chiamata hesperinos
(Gr. « preghiera della sera »). Durante la Quaresima, serve da
introduzione per la Messa dei Presantificati. Cf
Liturgia delle Ore; Lodi; Messa dei Presantificati. Vestigia trinitatis (inizio) (Lat.
« impronte, tracce della Trinità »). Accenni
dell'essere tripersonale di Dio che si possono trovare nel mondo creato,
specialmente negli esseri umani. Sant'Agostino di Ippona (354‑430) vide la
Trinità rispecchiata nella memoria, nell'intelletto e nella volontà
dell'essere umano. Altre tracce della Trinità possono essere l'« Io ‑ Tu
Noi » dei rapporti interpersonali, la struttura della famiglia: padre ‑
madre ‑ figlio e la ricerca umana per la pienezza di vita, di significato
e di amore. Cf Analogia; Creazione;
Gloria; Immagine di Dio; Teologia naturale; Teologia trinitaria.
Via affirmationis, negationis, eminentiae
(inizio) (Lat
« via di affermazione, via di negazione, via di eminenza »). Queste
tre regole per parlare analogicamente di Dio sono state formulate in modo
classico da san Tommaso d'Aquino (circa 1225‑1274). La nostra esperienza
della bontà umana, per esempio, ci permette di parlare della bontà di Dio.
D'altra parte, Dio non è buono nel
modo limitato con cui si dicono buoni gli esseri umani. Infine, Dio essendo la
bontà infinita, è buono in un modo eminente che trascende la nostra
comprensione e il nostro linguaggio. Cf
Analogia; Cinque vie (Le); Teologia apofatica; Teologia catafatica; Teologia
negativa; Trascendenza.
Viatico
(Lat.
« cibo per il viaggio »). (inizio) La
Santa Comunione data a coloro che sono in pericolo di morte per prepararli alla
vita futura. La legge ecclesiastica elimina ogni restrizione per i cristiani che
sono in punto di morte affinché possano confessare i loro peccati e ricevere
l'Eucaristia (cf CIC 566, 844, 865, 867, 883, 913, 921, 961). Cf
Eucaristia.
Vienne. Cf Concilio di
Vienne. (inizio)
Virtù (Lat. « forza »). (inizio) È
l'atteggiamento di comportamento buono che rende capaci di fare ciò che è bene
con facilità, piacere e coerenza. L'opposto è il vizio, ossia l'inclinazione
abituale a fare il male. Cf Abito; Castità;
Etica; Opzione fondamentale; Personalismo; Teologia morale.
Virtù cardinali
(Lat.
« cardine »). (inizio) Sono
la prudenza, temperanza, fortezza e giustizia che insieme sostengono l'intera
struttura della vita morale. Cf Giustizia;
Prudenza; Temperanza; Teologia morale.
Virtù della penitenza (Lat.
« pentimento »). (inizio) Il
desiderio reale di abbandonare il peccato e di orientarsi nuovamente verso Dio.
Cf Attrizione; Contrizione; Conversione;
Metànoia.
Virtù eroiche. (inizio)Si
tratta della pratica delle virtù cristiane in un grado straordinario. Un simile
eroismo è caratterizzato dalla carità, dall'umiltà e dalla sopportazione
delle difficoltà per lunghi periodi. Perché uno venga beatificato e
canonizzato, bisogna dimostrare che ha praticato le virtù in un modo superiore
alla norma comune. I martiri formano l'unica eccezione, in quanto la natura
eroica della loro morte pone l'intera loro vita in una prospettiva nuova. Cf Beatificazione;
Canonizzazione; Martire; Santità; Virtù.
Virtù teologali. (inizio)Sono
la fede, la speranza e l'amore che sono diretti immediatamente verso Dio come
Bene infinitamente verace e amabile e al quale possiamo affidare l'intera nostra
vita e quella futura (1 Cor 13,13; Gal 5,5‑6; Col 1,4‑5; 1 Ts 1,3;
5,8; DS 1530‑1531; FCC 8.063‑8.064 DV 5). Cf
Agàpe; Amore; Fede; Speranza.
Visione beatifica. (inizio)È
la visione immediata di Dio in cielo, che costituisce il nucleo della felicità
eterna degli eletti (cf DS 1000‑1002; 1304‑1306; FCC
0.016‑0.018, 0.022‑0.024). Cf
Cielo; Luce di gloria; Palamismo.
Visioni. (inizio)Esperienze
insolite in cui si manifestano esseri dell'altro mondo e che possono essere
allucinazioni puramente soggettive o invece genuine comunicazioni di Dio (Is
6,1‑5; Lc 24,23; At 7,31; 10,17.19; 11,5; 12,9; 16,9‑10; 2 Cor
12,1‑4). La Chiesa gerarchica ha ritenuto degne di essere credute solo
poche apparizioni di Maria, come quelle al beato Juan Diego, un contadino
azteco, a Guadalupe, in Messico (1531), a santa Caterina Labouré, Parigi
(1830), a La Salette, Francia (1846), a Bernardetta Soubirous a Lourdes
(Francia) (1858), e a Lucia, Francesco e Giacinta a Fatima, Portogallo (1917).
Le visioni possono essere corporee, quando si vede qualcosa; immaginative,
quando l'immaginazione interiore è colpita (mentre non lo sono i sensi
esterni); intellettive, quando il veggente riceve una percezione subitanea e non
mediata delle verità divine. Le visioni autentiche non possono mai aggiungere
un « nuovo » contenuto al deposito della fede. Esse non fanno che ricordare ai
cristiani ciò che è già stato rivelato in Cristo e danno un incoraggiamento
pratico ad una riforma morale e spirituale. Presunte visioni che, almeno a lungo
andare, non producono « i frutti dello Spirito » (Gal 5,22‑23; cf Mt
7,15‑20) sono, proprio per questo motivo, fortemente sospette. Cf
Apparizioni del Signore risorto; Deposito della fede; Mistica; Rivelazione. Visita ad limina (Lat. « al limine »). (inizio) È
la visita che i vescovi sono tenuti a fare al Papa per rendere conto della
situazione delle loro diocesi (cf CIC, can. 395). Cf Collegialità; Diocesi; Papa; Vescovo.
Vita dopo morte. (inizio)È
l'esistenza cosciente e personale degli esseri umani che, per la potenza di Dio,
continua dopo che sono morti biologicamente. Il Magistero insegna che la sorte
definitiva degli esseri umani è il cielo o l'inferno, ma non è possibile
specificare dettagliatamente come sia questa vita dopo la morte. I racconti di
quanti sono tornati in vita dopo che erano stati creduti morti non sono
affidabili per darci qualche informazione al riguardo. Queste persone si sono
avvicinate alla morte, ma non sono ritornate in vita dopo essere state veramente morte e avere sperimentato la vita
dell'al di là. Cf Anima; Cielo; Eternità;
Giudizio universale; Inferno; Limbo; Purgatorio; Risurrezione; Visione
beatifica.
Vita religiosa. (inizio)Una
forma di esistenza cristiana che pratica i consigli evangelici di castità,
povertà e obbedienza e conduce una vita comune sotto la guida di un superiore.
Si comincia con un periodo di noviziato e poi i voti regolano lo stile di vita.
In Occidente, le forme approvate di vita religiosa comprendono gli ordini
monastici (come i Benedettini, i Certosini e i Cistercensi), i canonici regolari
(come i Premonstratensi, fondati da san Norberto nel XII secolo), i mendicanti
(come i Francescani e i Domenicani, fondati nel XIII secolo), i chierici
regolari (come i Gesuiti e i Teatini, fondati nel XVI secolo). Gli Istituti di
vita consacrata fondati in tempi più recenti si chiamano Congregazioni se i
loro membri pronunciano soltanto voti semplici (a differenza degli Ordini che
fanno voti solenni). La vita religiosa è composta di laici non ordinati e di
chierici ordinati. Il Concilio Vaticano II insegnò:
a) che tutti i battezzati sono chiamati alla pienezza della vita
cristiana e della perfezione dell'amore (LG 39‑42) e
b) che i religiosi abbracciano il loro stile di vita per consacrarsi con
maggior libertà all'amore e al servizio di Dio e del prossimo (LG 43‑47;
PC 1).
Il Concilio chiese anche un aggiornamento
degli Istituti religiosi col ritorno allo spirito genuino dei loro fondatori (cf
PC 2; CIC 573‑709). Gli « Istituti secolari » sono associazioni di
laici, di sacerdoti, o di laici e sacerdoti sorti a partire dalla Seconda Guerra
Mondiale. Sono una forma di vita cristiana consacrata, non, però, di vita
religiosa (CIC 710‑730). Fra i risultati durevoli del Movimento di Oxford,
c'è stata la rinascita della vita religiosa nelle comunità anglicane. Simili
rinascite si sono avute tra i Protestanti, come la Christusbruderschaft
in Germania e la comunità ecumenica di Taizé. Cf Anacoretismo; Castità; Celibato; Cenobiti; Consigli evangelici;
Eremita; Monachesimo; Movimento di Oxford; Obbedienza; Perfezione; Povertà;
Voto.
Volgata. (inizio)Questo
nome deriva da vulgata editio (Lat. «
edizione popolare ») e si riferisce alla traduzione latina più diffusa della
Bibbia. Quando si sentì a Roma la necessità di una traduzione comune, san
Girolamo (circa 340‑420) intraprese di rivedere alcune traduzioni latine
del NT già esistenti. Costretto a lasciare Roma, Girolamo imparò l'ebraico e
cominciò a tradurre anche l'AT. Verso il 404, egli terminò di tradurre (o di
rivedere le traduzioni esistenti) l'intera Bibbia. Nel 1546, il Concilio di
Trento dichiarò che la Volgata era la traduzione autentica
della Bibbia (cf DS 1506; FCC 2.009). Un'edizione riveduta del testo fu
pubblicata sotto Sisto V (1590) e un'altra revisione avvenne sotto Clemente VIII
(1592). Nel 1908, fu cominciata una nuova edizione dell'intera Volgata, ma
terminerà adesso con un'edizione riveduta soltanto dell'AT. Negli anni
1965‑1978 un'apposita Commissione Pontifica ha pubblicato una Nova Vulgata, Neo‑Volgata, che diventerà il testo biblico
ufficiale delle Chiese. Cf Bibbia.
Volontà di Dio. (inizio)Il
principio supremo che deve guidare l'intera vita degli esseri umani (Mt 6,10; cf
6,33). Basata sull'infinita sapienza e bontà di Dio, la volontà divina è un
progetto personale di amore per tutti gli esseri umani e mira a portarli alla
loro piena e finale felicità. Non sempre facile da discernere nella pratica, la
volontà di Dio può alle volte chiedere sacrifici dolorosi (Mc 14,35‑36).
Cf Coscienza; Decalogo; Discernimento
degli spiriti; Perfezione; Provvidenza; Santità; Teologia morale.
Volontarismo
(Lat.
« volontà »). (inizio) Qualsiasi
teoria che sottolinei la volontà a spese dell'intelletto. La discussione seria
del volontarismo fu lanciata da Platone (427‑347 a.C.) nel dialogo Euthyphro
quando Socrate pose la questione: « Gli dèi amano la legge perché è
santa, o la legge è santa perché gli dèi l'amano? ». Il volontarismo afferma
la seconda alternativa. Per i sistemi volontaristi, la volontà di Dio o le
preferenze dell'agente morale hanno avuto la tendenza ad essere decisive nello
stabilire i valori morali. Il volontarismo ha avuto un ruolo anche nella
metafisica: per esempio, nello scotismo e nel nominalismo. Cf
Etica; Metafisica; Nominalismo; Scotismo; Teologia morale.
Voto. (inizio)È
una promessa fatta liberamente da un adulto di compiere una cosa che di per sé
non è richiesta dai comandamenti di Dio, né dai precetti della Chiesa, né da
altri obblighi. L'adempimento dei voti cade sotto la virtù della religione (cf
CIC 1191‑1198). Nell'AT, esisteva già la pratica di fare dei voti (Lv
27,1‑33; Dt 23,22‑24; 1 Sam 1,11), alle volte con tragiche
conseguenze (Gdc 11,30‑40). Questa prassi continuò nel NT (At
21,23‑26). I voti possono essere privati o pubblici. Sono pubblici se
vengono pronunciati alla presenza di testimoni, com'è il caso dei primi voti,
semplici (non solenni) emessi dai membri di Istituti religiosi subito dopo il
noviziato. Se questi voti pubblici legano per tutta la vita, si chiamano voti
perpetui. Se impegnano solo per un certo periodo di tempo, dopo di che possono
essere rinnovati, si chiamano voti temporanei. I voti perpetui solenni
comportano maggiori esigenze per chi li pronuncia; sono riconosciuti tali
dall'autorità competente della Chiesa e solo l'autorità pontificia può
concedere la dispensa. Cf Castità; Novizio; Obbedienza; Povertà; Vita religiosa.
Y
Yom kippur
(Ebr.
« Giorno dell'espiazione »). (inizio) L'unico
giorno obbligatorio di digiuno, celebrato in settembreottobre (Lv 16,1‑34;
Nm 29,7‑11). Per espiare i peccati d'Israele, un rito elaborato veniva
celebrato nel Tempio. Le osservanze di quel giorno sono ora regolate dalla Mishnah.
La Lettera agli Ebrei ricorre alle immagini dello Yom
Kippur per esprimere il significato della redenzione e specialmente il fatto
che Cristo, essendo una volta per sempre morto per i nostri peccati, li ha
espiati e così ha reso superflua l'intera cerimonia dello Yom
Kippur (Eb 9,6‑10,18). Cf
Espiazione; Mishnah; Riscatto; Tempio.
Z
Zeloti. (inizio)Combattenti
contro i Romani per la libertà giudaica all'inizio del I secolo d.C. e poi
durante la guerra che portò alla distruzione di Gerusalemme nel 70 d.C. Non è
certo che gli Zeloti fossero attivi al tempo di Gesù. Il soprannome « Zelota
» dato a Simone, uno dei dodici (Lc 6,15), si riferiva probabilmente soltanto
al suo zelo religioso (cf Gv 2,17; Gal 1,14). Cf Farisei; Sadducei; Scribi.
Zen
(Sanscrito
« meditazione »). (inizio) Una
forma di meditazione fiorente nel contesto del buddismo. Cominciò a quanto pare
con Bodhidharma, un monaco indiano residente in Cina. Lo zen è ora
principalmente associato col Giappone. Comprende varie pratiche come la
cerimonia della bevuta di tè e l'arte del tiro con l'arco. Sono modi per
raggiungere la pace dell'anima col « perdersi » nelle cose. Molti cristiani
come i gesuiti William Johnston (nato nel 1925) e Makibi Enomiya (Ugo Lassalle,
1898‑1990) hanno cercato di mostrare come lo zen sia un metodo (senza il
credo buddista) conciliabile col cristianesimo. Una lettera della Congregazione
della Fede nel 1989, mentre riconosceva che lo zen può favorire la meditazione
cristiana, metteva però in guardia contro i pericoli e gli abusi. Cf
Buddismo; Contemplazione; Meditazione; Preghiera.
Zwinglianismo. (inizio)Un
movimento all'interno della Riforma protestante, iniziato da Ulrico (o
Huldreich) Zwinglio (1484‑1531) con la sua riforma nella città di Zurigo.
Rifiutando l'autorità del papa, la messa come sacrificio, l'invocazione dei
santi e il celibato dei preti, egli cercò di stabilire a Zurigo una teocrazia.
La sua interpretazione dell'Eucaristia intesa come presenza puramente simbolica
lo portò ad una disputa infruttuosa con Martin Lutero (1483‑1546) a
Marburgo nel 1529. Zwinglio richiamò l'attenzione cristiana sul fatto che
l'Eucarestia è anche un pasto comunitario (cf DS 1635‑1661; FCC
9.132‑9.159). Morì portando la bandiera nella guerra di Zurigo contro i
cantoni cattolici. Cf Calvinismo;
Luteranesimo; Presenza reale; Protestante; Riforma (La); Teocrazia;
Transostanziazione.
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